La previdente prestidigitazione

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La previdente prestidigitazione

Che l’Italia ce la possa fare da sola, come il nostro premier va dicendo al congresso del partito socialdemocratico tedesco di Lipsia, non è un encomiabile moto d’orgoglio, è un inganno.

«Non siamo un paese assistito», si fa vanto di dire: ed è perfettamente vero, ma nel senso che un suo connazionale su cinque è umiliato, devastato, abbruttito, avvilito, piegato, inginocchiato dalla povertà. Da quella cosa che ti asservisce più dei padroni, più dei signori, più dei re, più degli imperatori. Più della paura, perché anche la paura viene dopo la pienezza della pancia. 

Io penso che non sia lontano il tempo in cui essere informati apparirà come infamante. Che senso ha sapere che questo Stato paga pensioni da nababbi ad alcuni, a privilegiati, a pochi e tozzi di pane rinsecchito ai molti se poi non si fa nulla, nulla se non discettare del nulla e cianciare del tutto?

Ma il teatrino di politici che simulano competenze mai avute e nascondono l’insipienza accapigliandosi sulla mezza frase riportata da giornalisti sbrindellati, dagli abiti sibaritici e i pensieri cenciosi, sfatti dalle trippe, dal cacio e pepe, dagli abbacchi, dalle cotolette, dai saltinbocca e dai dolci della signora Anna, quanto può durare?

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I nostri governanti, i nostri massimi dirigenti pubblici hanno il coraggio di dire e contraddirsi in un baleno, come fosse la cosa più normale del mondo. Come fosse una cosa decente.

La montiana incorporazione dell’Inpdap del 2012 ha caricato sulle già artritiche spalle dell’Inps oltre 7 miliardi di deficit d’esercizio ed oltre 17 di disavanzo patrimoniale. È del tutto evidente che la situazione è insostenibile, che nessuno sa indicare una via d’uscita.

Il presidente dell’Inps Antonio Mastropasqua prima dice che la citata incorporazione: «Può dare segnali di non tranquillità» e poi che: «C’è piena e totale sostenibilità dei conti della previdenza e dell’Inps. Nessun allarme e nessun allarmismo». Infine dà sfoggio dell’assertività della grande oratoria latina: «Il disavanzo dell’Inpdap non deve trasformarsi in un sintomo di incertezza sulla tenuta della previdenza italiana». «Non deve», capite? E che è? Un presagio, una sentenza, un vaticinio? O un’infinita, intollerabile faccia tosta?

La verità è che il Tesoro ha finora dato soldi all’Inpdap sotto forma di anticipi e dunque a bilancio ha maturato crediti… Lo chiamiamo gioco di prestigio o pagliacciata? Non so, io direi che forse è giunta l’ora di smetterla.

Il rischio che le pensioni non vengano più pagate è reale, un rischio che molti italiani non corrono del resto, dal momento che mai percepiranno una pensione. E però intanto pagano. Anche per quelli che prendono assegni da decine di milioni al mese con tredicesima. Però lordi, senti dire dai lacchè del regime. Lordi, davvero. O forse più che lordi, luridi.

A presto. 

Edoardo Varini

(15/11/2013)

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