La privatizzazione di Poste: «Tieni il cliente sulla ruota panoramica»

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La privatizzazione di Poste Italiane: «Tieni il cliente sulla ruota panoramica»

«Tieni il cliente sulla ruota panoramica più a lungo che puoi». Così viene detto a Jordan Belfort, “The Wolf of Wall Street”, e dev’essere vero, perché applicando il consiglio gli piovono i dollari in testa.

Raccontagliela sempre al cliente. Sia giusta, sia sbagliata, tu raccontagliela. Fagli vedere la vita dall’alto e non dirgli che poi c’è la discesa. Non c’è fretta. Mai.

È cedendo il 40% di quote di Poste Italiane ed il 49% dell’Ente nazionale di Assistenza al Volo che iniziano le privatizzazioni di questo governo. Lo ha annunciato l’altrieri nero su bianco – avrebbe detto Carlo Dossi – il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomani, cui è seguita la piuttosto scontata precisazione del premier: «Abbiamo ceduto quote, non il controllo».

«È incassando i previsti 6 miliardi che lo Stato vedrà per la prima volta in 6 anni ridursi il proprio debito», ha aggiunto Enrico, al che io vorrei aggiungere due cose.

La prima, è che è falso: nel terzo trimestre 2013 in termini assoluti il debito è già sceso, di 7,2 miliardi di euro, passando da 2.076,371 a 2.068,722. È già sceso più di quanto scenderà con le privatizzazioni.

La seconda è che e stiamo parlando comunque di nemmeno 0,3 punti percentuali. Accontentarsi è una bella cosa, ingannarsi un po’ di meno.


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Al di là delle cento e uno cose ancora da definire, abbiamo la certezza che i 145.542 dipendenti di Poste riceveranno i titoli senza pagarli, ed a loro dovrebbe andare il 5% del 40% da privatizzarsi, cioè il 2% della capitalizzazione totale.

È il trionfo di Massimo Sarmi, che di Poste è l’amministratore delegato, cui tutti, dal governo a Mediobanca, vogliono un gran bene. È stato lui l’artefice della trasformazione da inefficiente azienda pubblica del recapito ad azienda di servizi bancari e assicurativi dagli utili scintillanti.

Ma da dove arriva in realtà tutta questa redditività? Dall’efficienza e lungimiranza delle strategie di mercato adottate? Nemmeno per sogno, deriva da scelte pubbliche: l’attività di recapito è in perdita e beneficia di compensazioni pubbliche sconosciute nelle altre nazioni; nel Bancoposta beneficia invece della raccolta del risparmio postale per un cliente pubblico, la Cassa Depositi e prestiti.

E infatti ieri il ministro Saccomanni è arrivato puntuale: «Dobbiamo prolungare la convenzione con la Casse Depositi e Prestiti».

E sarebbe questa una privatizzazione? Controllo statale e attività in massima parte fuori dal mercato?

Di luglio arriverà l’Ipo di Poste, e “innovazione” e “integrazione” saranno le parole del marketing. Che sentiremo ripetere ossessivamente nei 13.317 uffici della rete. Ripetere così tanto che finiremo per crederci.

A presto.

Edoardo Varini

(26 gennaio 2014)


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