La riforma dell’andare a testa alta

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La riforma dell’andare a testa alta

Traghettare la capra da A a B, tornare indietro, traghettare i cavoli da A a B, riportare indietro la capra da B ad A… ci vogliono 7 mosse per salvare capra e cavoli. Per salvare invece il rispetto degli obiettivi di bilancio impostici dall’Unione Europea per il 2014 occorre la fame di milioni di italiani. E la cosa peggiore è che tutti lo sanno e nessuno lo dice. Questa non è insipienza, questo è raggiro. Quell’Olli Rehn commissario Ue agli affari economici e monetari che oggi ci addita quali untori della salute economica europea è lo stesso che un mese fa si diceva certo del nostro raggiungimento degli obiettivi di bilancio.

La verità è che questo raggiungimento è impossibile, la verità è che serviva un governo prono al volere di Bruxelles e questo è stato. La verità è che viene da ridere e piangere insieme a sentire che il nostro neoministro dell’Economia Pier Carlo Padoan dissimula la propria totale impotenza ostentando una convergenza di vedute con i diktat della Commissione Europea: «Dobbiamo abbattere il debito non perché ce lo chiede l’Europa ma per i nostri figli».

Ma in che Paese vive? Ma lo vede il Paese al cui governo economico è deputato? Ma davvero non ha capito che il problema non è il cosa ma il come? Il problema non è che l’Europa ci chiede di abbattere il debito, il problema è che ci chiede di farlo con tempi incompatibili con il rilancio della nostra economia e che da ciò seguono modalità di rientro vessatorie.

E che si permette di dirci il nostro Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, quando parla di misure shock con cui ulteriormente affliggerci? Si rende conto che siamo ormai shoccati dalla nostra stessa ombra, e che è forse la sola cosa che di noi sia rimasta? Ma il senso della dignità e dell’amor proprio degli italiani, dove sono finiti? Ne è rimasto un barlume in questi tempi di Trimalcioni e di locuste?

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Riduzione del cuneo fiscale, con 10 miliardi ancora da trovare, spending review di 5 miliardi tutta ancora da attuare, pagamenti della PA alle imprese coinvolgendo la Cassa Depositi e Prestiti cui già Fitch minaccia il downgrade del rating, e con ragione.

Quell’Olli Rehn che ci «incoraggia a prendere decisioni rapide» sta già preparando le sanzioni sul nostro Pil, 1,5 miliardi di euro, che è esattamente come dire: dal momento che non riesci a rientrare dal tuo debito te lo aggravo ulteriormente. Una logica esiste, ma non è tesa a salvare capra e cavoli bensì a mangiarseli entrambi.

Chi dice che restano due mesi per convincere Bruxelles mente sapendo di mentire: il debito in rapporto al Pil sarebbe dovuto decrescere nei mesi passati ed è invece cresciuto: “Game over”. Gli squilibri macroeconomici di cui parla la Commissione Europea sono macroeconomici perché non si correggono in due mesi, e nemmeno “tendenzialmente”, e specialmente con le lungaggini dell’iter parlamentare nostrano.

Io vorrei sapere chi ha scritto il coretto encomiastico per il premier da far intonare ieri agli scolari, agli insegnanti tutti, ai bidelli dell'”Istituto comprensivo S. Raiti” di Siracusa. E poi vorrei sapere perché Matteo non aveva il grembiulino blu ed era dalla parte dei grandi.

Invece non vorrei sapere perché già so quel che ne avrebbe detto Tolstoj: «Questa è educazione, non cultura. Perché la cultura è libera».

Ecco, io credo che la prima riforma da attuare in Italia non sia di carattere economico ma culturale. E su un tale tema almeno voglio sperare che non concederemo a questo o quel burocrate europeo di interferire. Abbiamo avuto Dante, Michelangelo, Giordano Bruno. Noi, non loro: stiano zitti.

Io andrei a chiedere a tutti i piccoli coreuti forzati chi fra loro tra una frase encomiastica e un’evviva proprio non ce la faceva più. Chi fra loro avrebbe avuto voglia di mandare tutti al diavolo e salire sopra i tetti a danzar sotto le piume e prendersi un bello zero in condotta, sì, come il titolo del capolavoro di Jean Vigo. Uno zero in condotta da appuntarsi al petto e andarne fieri. A testa alta. Perché questo occorrerebbe insegnare ai bambini, nient’altro che questo: andare a testa alta. Sempre. 

A presto. 

Edoardo Varini

(6/3/2014)

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