La stella della sera non è Venere

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La stella della sera non è Venere

Rispetto all’agosto dello scorso anno, in Italia i prezzi sono calati dello 0,1%. I giornali riportano che non accadeva dal ’59. Vero: in quell’anno il dato più negativo fu quello luglio su luglio: -2%. Ma già nell’ottobre l’inflazione riagguantò la crescita: +0,6. Al contrario, se di qualcosa possiamo esser certi negli sviluppi dell’economia italiana dei prossimi mesi, è che l’inflazione seguiterà a calare. Per la verità un calo dei prezzi non si chiama più “inflazione” ma “deflazione”, ma la parola spaventa troppo e non viene solitamente usata. Lo faremo qui, per amor di verità.

La deflazione deriva da un calo della domanda, che si traduce in un calo dei ricavi, nella riduzione dei costi da parte delle aziende, dunque in un’aumentata disoccupazione, in una riduzione degli investimenti e nel conseguente aumento della speculazione. Insomma, quel piccolo segno meno davanti al tasso d’inflazione è quello che nel trading – perdonatemi la deformazione professionale – chi impiega i grafici a candele giapponesi chiama “evening star” o “stella della sera”: candelona bianca, seconda candela con apertura in gap up dal corpo ridotto e terza candela long nera che antecede il trend ribassista, il precipizio.

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Fosse l’economia governata dagli astri, forse la stella del mattino e della sera sarebbero la stessa, sarebbero Venere, ma nel mondo della cosiddetta “economia di mercato”, governato dal volere e dalle necessità dei suoi operatori, il tramonto e l’aurora sono facilmente distinguibili perché nel primo trovi paura e fame.

La paura dice il Ripa che in allegoria deve avere la faccia piccola e smorta, i capelli ritti e le mani alzate. La fame invece dev’esser, come si conviene, pell’e ossa, e con gli occhi che ti guardano dal buio. Quel buio in economia non è l’ignoto. Si sa benissimo ciò che sta per arrivare. Ma nulla si sta facendo, in Italia, per evitarlo.

Gli investimenti in edilizia sono quelli del ’67, le immatricolazioni auto quelle del ’79, il reddito disponibile quello dell”86, esattamente come la produzione industriale. Il tasso di disoccupazione è quello del ’98 e la spesa mensile delle famiglie quella dell’anno prima, come la loro ricchezza.

Ma non stiamo tornando agli anni ’60, perché allora esisteva una politica industriale e il Pil viaggiava intorno al 5% ed il reddito disponibile non era da meno. Ed esisteva la fiducia nel futuro e questo aumentava la propensione al consumo.

No, stiamo tornando molto più indietro. Solo il gas esilarante ci sostiene.

A presto. 

Edoardo Varini

(16/09/2014)

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