La stessa mano artigliata

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La stessa mano artigliata

Ho sempre creduto che Paradiso, Purgatorio e Inferno fossero i luoghi che decidiamo di abitare su questa terra. Anche quando la vita ci getta all’Inferno possiamo aggrapparci a un lembo di Paradiso e tentare la risalita, e riuscirci.

Mentre non riesco ad immaginare nessun dolore, nessuna pena, nessuno strazio che sotto questo cielo esseri umani non abbiano già inferto ad altri esseri umani, ed è per questa ragione che la Geenna non può essere che qui, conculcata dall’uomo come da San Michele il Serpente quando si riconosce nei suoi simili, oppure elevata a tenebroso cielo, adorata come una Terra Promessa blasfema, come un Vitello d’oro quando gli altri divengono l’Altro, il Dissimile, il per sempre diviso, l’irreparabilmente Disgiunto.

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Bambini, ragazzi, adulti sepolti vivi dagli “uomini neri” nella piana di Ninive, sgozzati, decapitati, fucilati, stuprati, mutilati, straziati nelle carni e nell’anima.

I combattenti dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante segnano le case dei cristiani per l’Angelo sterminatore con la vernice spray. Il marchio d’infamia è la lettera araba “nun”, iniziale di “Nassarah”, che sta per “nazzareno”, “cristiano”.

Nell’Esodo il segno di sangue di agnello salvava, qui il sangue arriva dopo la vernice, ma è sempre sangue innocente che non ha trovato pietà con il pianto. 

«Conversione o morte», o magari se non la conversione anche un po’ di dollari. La storia del fondamentalismo non è cambiata. A scriverla è sempre la stessa mano artigliata.

A presto. 

Edoardo Varini

(11/09/2014)

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