La verdiniana «cosa che si affilia». fossei Renzi non ci dormirei la notte

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La verdiniana «cosa che si affilia». Fossi Renzi non ci dormirei la notte

In Italia dev’esserci la peste. Sì, come quella del 1348. Perché se prendi un brano dell’Introduzione della Giornata prima del Decameron e lo riferisci all’attuale stato delle cose gli calza a perfezione: «E in tanta afflizione e miseria della nostra città era la reverenda autorità delle leggi, così divine come umane, quasi caduta e dissoluta tutta per li ministri e esecutori di quelle, li quali, sì come gli altri uomini, erano tutti morti o infermi».

Ed è solo in un parlamento di «morti o infermi» che possono accadere cose quali quella verificatasi mercoledì in Senato, allorché i diciassette parlamentari di Alleanza Liberalpopolare-Autonomie, quasi tutti di provenienza destroide, votarono il ddl Renzi-Boschi della riforma costituzionale.

Il loro leader, Denis Verdini – coordinatore italoforzista pentito considerato fino a poco tempo fa dalla sinistra l’incarnazione d’ogni truffaldino male – annuncia il suo pressoché incondizionato prossimo sostegno al premier al fin di consentirgli l’inveramento delle tanto agognate riforme liberali. Dice che d’ora in poi lui e il suo gruppo «non saranno una componente del Pd ma qualcosa che si affilia».

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«Qualcosa che si affilia» dice tutto. Capite? Non più cartesiane le res cogitans e res extensa, abbiamo ora la verdiniana res coniungentes, che se fossi Renzi mi farebbe anche un po’ paura. Qualcosa che non scolli, che si attacca. Se fossi Renzi, a dire il vero, non ci dormirei la notte.

Interviene il Presidente della Toscana, il Pd Enrico Rossi: «Il Parlamento non diventi un suk. Il trasformismo è un male». Ma no, tranquillo. Questo non è trasformismo. Questo è “attacchismo”. Secondo me nel folto della verdiniana chioma si cela il disco grinzuto e adesivo della remora.

A presto. 

Edoardo Varini

(22/01/2016)

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