L’hedge fund del “Mangia”

L’hedge fund del “Mangia”

Se penso a Siena non è il Monte dei Paschi la prima cosa che mi viene in mente: le ho contate, è la sesta. Vien dopo il Palio, il panforte, Simone Martini, la Torre del Mangia e Cecco Angiolieri. Ma subito dopo c’è il Monte. Senese come Cecco, nato gran signore per poi indebitarsi fin più su del collo: «La povertà m’ha sì disamorato, / che s’incontro la mia donna entro la via, /  a pena la conosco ‘n fede mia / e ‘l nome ho già quasi dimenticato».

Ieri in borsa il titolo del più antico istituto di credito del mondo ha fatto -8,43%, con quasi il 6% di capitale scambiato. 3,9 miliardi di Monti bond per evitare il crollo: presta il contribuente. «La banca è impegnata al rimborso fino all’ultimo euro», assicura convintamente l’ad Fabrizio Viola, ma esserne altrettanto convinti è difficile.

È dal gennaio del 2010 che il Consiglio di amministrazione del Monte ha sul tavolo un rapporto che qualifica la banca come «un hedge fund di fatto», da quasi 25 miliardi di euro, un catalogo tassonomico completo di titoli strutturati: Abs, Cdo, Cdo Squared, Cdo Cub, Cdo di Abs, Credit spread linked, Synthetic Loan Cdo, Credit link note of Special purpose entity, Spi-Synthetic portfolio insurance e Cppi-Constant proportion porftolio insurance. Ci sono quasi tutti: mancano i meno rischiosi.


Il derivato Alexandria, quello di cui oggi parlano i giornali, quello che insieme all’altro derivato, Santorini, ha fatto un buco in bilancio di 700 milioni di euro, è il terzo della lista, il Cdo Squared, che significa poi “Cdo al quadrato”, perché è garantito da un altro Cdo: in altri termini è rischioso il doppio.

Stiamo parlando di un rischio talmente enorme da risultare ingestibile. Il Cdo (collateralized debt obligation) è un’obbligazione che ha come garanzia un debito. Il problema è che il debitore non è uno, sono moltitudini, e determinare il reale rischio d’insolvenza è praticamente impossibile. Il Cdo al quadrato è garantito da un altro Cdo. Voi ne comprereste 400 milioni di euro? Di questi 400 milioni, chi li ha investiti, l’”hedge fund di fatto”, ne ha persi oltre la metà.

Andate sul sito della banca, www.mps.it, e quindi nella sezione “Investor Relations”. Gli ultimi tre comunicati riguardano proprio Alexandria, e la relativa operazione sottoscritta segretamente nel 2009 con la banca giapponese Nomura dall’allora presidente Giuseppe Mussari, dimessosi ieri dalla presidenza dell’Abi a causa dello scandalo.

In una lettera al vice Camillo Venesio scrive: «Ho sempre operato nel rispetto del nostro ordinamento». Sarà vero? Non so, e nemmeno m’importa di saperlo. Se rispettando le regole è possibile a un presidente di banca coprire segretamente con operazioni finanziarie spericolate perdite derivate da altre operazioni finanziarie, in quelle regole c’è qualcosa che non va.

Vi dicevo dei tre comunicati presenti oggi sul sito di Mps. Leggiamo questo: «A seguito della comunicazione di Nomura relativa alla cosiddetta operazione “Alexandria”, non risulta che tale operazione sia stata sottoposta all’approvazione del Consiglio di amministrazione di Banca Monte dei Paschi di Siena». Nomura dice il contrario, ma sorvoliamo. E perché sottoporla? In fondo era solo un’operazione da 400 milioni di euro con un Cdo squared.

E poi, in Siena, quella torre del Palazzo Comunale, con quel nome… Del “Mangia”, dal soprannome del campanaro Giovanni di Balduccio, uso agli sperperi, “Mangiaguadagni”.

Mussari è uno che è riuscito a pagare Antonveneta 3,7 miliardi in più di quanto l’aveva pagata Emilio Botin due mesi prima. Disse anche: «Non l’abbiamo pagata cara. È stata una bella operazione». Già, proprio una bella operazione. Come Alexandria.

A presto.

Edoardo Varini

(24/01/2012)

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