L’innovazione beneficia del gruppo

L’innovazione è più una questione di geni solitari o un lavoro di gruppo? La risposta è che è una cosa e l’altra, e che certamente il gruppo può sistematicamente implementare l’innovazione.

Un tema non da poco, e tanto più nella nostra epoca, interamente modellata dall’innovazione tecnologica, per quanto talora ci piaccia indulgere sul perdurante primato delle riflessioni filosofiche.

Quel che possiamo dire è che esistono nella storia recente diversi esempi di quanto un dialogo tra menti pensanti abbia prodotto degli straordinari balzi scientifici.

Tra i casi più famosi figura certo quello degli scienziati ungheresi emigrati negli Stati Uniti nella prima metà del XX secolo, noti come “marziani”. Questo bizzarro nome derivò loro da una scherzosa ipotesi fornita da un membro del gruppo, Leo Szilard, scopritore della reazione nucleare a catena, e cioè che l’Ungheria fosse una copertura per gli alieni di Marte. Gli venne chiesto: «Come mai non vi sono prove di vita intelligente oltre la terra? In fondo è un fatto molto probabile». E la risposta fu: «Ci sono eccome, si chiamano ungheresi».

Tra i “marziani” figuravano Edward Teller, John Kemeny, George Polya e Paul Erdős, solo per citarne alcuni, ingegni che avrebbero rivoluzionato la matematica, la fisica e l’informatica per mezzo secolo.

Ciascuno di loro, va detto, era un genio a pieno titolo, e tuttavia appare chiaro che la loro collaborazione abbia portato uno straordinario valore aggiunto, tra cui, per esempio, il linguaggio BASIC, il presupposto del primo computer moderno.

Altro caso celebre fu quello dell’Accademia Olympia, a Berna. Era il 1902 ed il giovane laureato Albert Einstein, non riuscendo a sbarcare il lunario, mise un annuncio sul giornale per dare ripetizioni.

Gli rispose un giovane filosofo rumeno, Maurice Solovine, con cui nacque una profonda amicizia intellettuale. Si unì presto un neolaureato in matematica figlio di un banchiere, Conrad Habicht: nasceva così l’Accademia Olympia.

Studiarono a lungole intersezioni tra scienza e filosofia e questo diede alle loro ricerche un respiro diverso, più ampio, che condusse Einstein – che non esitò ad ammetterlo – ad elaborare le idee che avrebbero rivoluzionato la fisica moderna,

Storicamente, la maggior parte dei club intellettuali erano esclusivamente maschili, ma non lo fu il Bloomsbury Group di Cambridge all’inizio del XX secolo.

Sebbene fosse esso stesso una sorta di derivazione della società interamente maschile degli Apostoli, fondata nel 1820 da George Tomlinson, il Bloomsbury includeva donne affermate come Vanessa Bell e Virginia Woolf. Sarebbe divenuto molto influente in diversi settori, quali economia, letteratura e politica. Solo per ricordare due tra i suoi più celebri membri citeremo l’economista John Maynard Keynes ed il filosofo Bertrand Russell.

In conclusione possiamo dire che per certo la collaborazione rappresenta un vantaggio competitivo, e non a caso le aziende oggi più innovative progettano spazi di lavoro comuni.

È stato inoltre dimostrato che i più grandi innovatori non sono stati quelli necessariamente più intelligenti o più dediti al lavoro bensì coloro che hanno meglio scelto e coordinato il gruppo dei propri collaboratori.

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