L’intelligenza artificiale a servizio della sicurezza digitale

Se confrontiamo il cybercrime alle altre attività criminali vediamo che in termini di costi percentuali sul PIL si posiziona al quarto posto, dopo i crimini transazionali, il narcotraffico e la contraffazione. E certamente sta scalando la classifica. Forse i privati non si sono resi ben conto del problema ma certamente per le imprese è già da tempo una priorità. Di conseguenza i crimini digitali sono sempre più oggetto dell’attenzione di legislatori, regolatori e consigli direttivi, che li monitorano con attenzione quotidianamente.  Sono ormai ben pochi coloro che non ne hanno fatto esperienza: possiamo dire, in altri termini, che il cybercrime sta erodendo la fiducia sui cui si poggia il nostro stesso vivere civile.

È dimostrato che all’evolversi della tecnologia corrisponde un aumento del danno causato dai crimini informatici. Siamo all’inizio di una rivoluzione globale incentrata su cloud computing, tecnologie mobili, big data e robotica.. Sappiamo che gli hacker possono compromettere auto senza guidatore, causare incidenti aerei e rendere malfunzionanti dispositivi sanitari quali pompe di insulina e pacemaker. E gli attacchi sono sempre più sofisticati ed i perimetri aziendali che ne sono oggetto sempre più difficili da circoscrivere: ecco perché le innovative applicazioni basate sull’intelligenza artificiale rappresentano l’unico vero baluardo protettivo nell’era dello smart working e dell’Internet delle cose.

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