L’Istat: «uno scenario di minore intensità nella crescita economica». Ma dai?

Si dice «mettere le mani avanti» e significa prevenire situazioni difficili o spiacevoli. Lo sta facendo l’Istat in merito alle magnifiche sorti e progressive delle previsioni di crescita del Pil 2017.

Dopo la sparata novembrina di un rialzo dall’1% all’1,5% ci si è accorti ora che l’indicatore anticipatore si è ingobbito, ci si è accorti – per dirla con le parole dell’istituzionale nota – che «La lieve riduzione dell’indicatore anticipatore, che si mantiene comunque su livelli elevati, delinea uno scenario di minore intensità della crescita economica».

Anche la fiducia dei consumatori e delle imprese picchia al basso, ma stiamo tranquilli, suvvia, come non accogliere le paternalistiche rassicurazioni del ministro dell’economia Padoan? «Il 2018 l’Italia continuerà con una crescita più elevata di quella del 2017 perché ha preso un suo abbrivio strutturale, le imprese stanno investendo, il debito si è stabilizzato e inizierà a scendere in modo visibile, il sistema bancario è stato messo in sicurezza».

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La veridicità di questa frase è pari a quella pronunciata da Pinocchio quando dice alla Fata di aver perduto le quattro monte d’oro, ma dal momento che il naso ministeriale non si allunga, bene così, continuiamo a smargiassare.

Un debito pubblico di 2,25 mila miliardi di euro, crediti deteriorati per 360 miliardi, politica economia azzerata – tre quarti dell’ultima manovra erano per sterilizzare l’aumento dell’Iva – politica tout court azzerata – fatele passare una per una le facce che andrete a votare – non possono che essere foriere di ulteriori, definitivi disastri.

Se quel che scrivo è troppo forte potete sempre accendere radio e giornali e sentir parlare dei risvegli radiofonici di Berlusconi o dell’inopinato europeismo di Di Maio o di Renzi sfrattato a Firenze dalla fiera della cioccolata.

A presto.

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