«Mi sembrava tranquillo, ben vestito»

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«Mi sembrava tranquillo, ben vestito»

Una macchia più chiara per terra tra politici in ghingheri, come ne Gli ambasciatori di Holbein. È la tarda mattina dell’ultima domenica di aprile, Piazza Colonna assolata è un salotto, Palazzo Chigi una parete a sbalzo. Chi si avvicina alla macchia e la guarda dal basso lo vede che è il volto di uomo, ma non ne sa il nome. Luigi Preiti, quarantanove anni, piastrellista disoccupato, attentatore.

Sei colpi esplosi con una Beretta 7,65 contro i carabinieri di sorveglianza. «Mi sembrava tranquillo, ben vestito, con una giacca blu», dice di lui il portiere dell’Hotel Concorde due ore prima che andasse a colpire la testa, il collo e le gambe di altri cristiani, dove il giubbotto antiproiettile non arriva.

«Non potevo più mantenere mio figlio, ero disperato», dice dal carcere di Rebibbia. Ma non serve a niente. Non serve ad avere perdono, non serve ad avere clemenza. Non ora. La Procura di Roma gli contesta un tentato triplice omicidio con l’aggravante della premeditazione, che è difficile negare. Luigi è un colpevole. Non si placa la rabbia col sangue innocente. Ma anche Luigi, fino a domenica mattina, era innocente. Al “Club della stecca” del bar Stelvio di Novi Ligure dicono che a biliardo aveva talento. Ma non era un campione e troppo spesso perdeva. Anche soldi, troppi. Resta che la sua vita non è bruciata per questo.

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Enrico Letta, neopresidente del consiglio, ha tre anni di meno, quarantasei. È ancora giovane ma ha la saggezza del vecchio, un paedogeronpuersenex. Chi è capace di comporre opposti è capace di tutto, e la fiducia di cui gode è universale.

Ieri ha incassato la fiducia alla Camera ed oggi è la volta del Senato. Un discorso di nemmeno un’ora e sappiamo che «senza crescita e senza coesione l’Italia è perduta» e soprattutto sappiamo come trovarla finalmente questa crescita: riducendo tasse e finanziando nuove imprese, ma «senza indebitamento».

Se vogliamo davvero sospendere i pagamenti della rata di giugno dell’Imu, ridurre le tasse sul lavoro (con una precisazione a me incomprensibile: «in particolare su quello stabile e per i neoassunti»), rifinanziare gli incentivi per le ristrutturazioni ecologiche, rinunciare all’aumento dell’IVA, dobbiamo far comparire dal cilindro 15 miliardi in pochi giorni. Come?

A parte spending review, contrasto all’evasione e alla corruzione, interventi di troppo lungo respiro e fino ad oggi troppo poco voluti, il governo intende farlo come segue: a) puntando sulla riduzione della spesa per interessi conseguente al calo dello spread, che forse potrebbe consentire un risparmio biennale di 10 miliardi; b) allentando le maglie europee del rientro della finanza pubblica, c) intercettando la ripresa, se mai ci sarà.

Enrico ci crede. E incassa gli applausi. Angelino Alfano, ministro dell’Interno, rafforza le scorte. 

A presto. 

Edoardo Varini

(30 aprile 2013)

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