Mai pensato potesse essere vero?

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Mai pensato potesse essere vero? 

Ha ragione Renzi, questo governo era l’unica strada percorribile e l’alternativa del voto è venuta a mancare. Che stanno dunque a cavillare i giovani ribelli di Occupy-Pd davanti alla Nuova Fiera di Roma – dove l’Assemblea del partito s’è adunata per eleggere il nuovo segretario – infecondi e sussidiari già nel nome, in quel calco lessicale modaiolo che sta a provare la lettura approssimata di giornali e poi, cos’altro?

Questo governo malnato ormai sgambetta, e si può fare una cosa soltanto, prenderlo per mano, indicargli una direzione e condurlo. È difficile, certo, ma non impossibile, dal momento che chi lo presiede è Enrico Letta, prima dell’incarico vicesegretario nazionale del Pd.

È pur vero, come Matteo opportunamente fa osservare, che questo è al contempo il punto di forza della sinistra italiana ed il suo tallone d’Achille. Che potrà mai bisbigliare, che bisbiglierà mai d’ora innanzi la destra se non che gli errori sono del premier e del suo partito ed i meriti propri?

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«Chupar rueda», dicono in Spagna, «succhiare la ruota» diciamo noi che abbiamo visto passare la Milano San Remo, che poi io la vedevo da casa, dalla finestra della mia camera di ragazzo che dava sul faccione della Minerva bronzea di Messina, sul suo peplo di marmo rosso di Verona sospinto da pruderie dell’Italietta fin su, sotto il collo, sopra le borchie dei seni. E quella lancia nel suo manone infilata dal basso per risparmiar quattro lire sull’installazione… e la lancia levata diviene una scopa.

Spazzar via i dinosauri dal partito, per i ribelli da telecamera non va bene nessuno. Nemmeno Guglielmo Epifani, ex Segretario generale della CGIL ex socialista, su cui si è trovato l’accordo come traghettatore verso il congresso di ottobre.

Secondo me D’Alema questa volta una cosa di sinistra l’ha detta davvero, l’ha detta a Guglielmo: «Qualsiasi cosa decidi, avrai il mio sostegno». E gliel’ha detta perché Epifani una cosa di destra non la dirà mai. Con tutti i limiti suoi, che certo non sta a me contare.

Perdonatemi il gergo ciclistico – ma s’è iniziato ad uscire in bici lungo il Ticino dalle mie parti e i ricordi corrono più veloci della corrente sotto cumuli bianco titanio proteiformi e sopra campi di verde cadmio a schiera – ma qui ormai a la tête de la course ci può stare soltanto qualcuno che parli di lavoro, che stia dalla parte di chi sgobba. Che non vuol dire necessariamente dei salariati, vuol dire di chi si guadagna la pagnotta, imprenditori – certi imprenditori almeno, la più parte – inclusi.

«Il lavoro nobilita l’uomo», si diceva un tempo. Mai pensato potesse essere vero?

A presto. 

Edoardo Varini

(11/05/2013)

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