Mamon shel sheqer

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Mamon shel sheqer

Il 5,4 per cento del Pil per pagare gli interessi del debito pubblico. Ogni anno. E tra non molto i tassi aumenteranno. Alesina e Giavazzi sulla prima pagina del “Corriere” di ieri suggerivano che delle due possibili strade per affrontare la questione e tentare la riduzione del debito, vale a dire una pesante imposta patrimoniale o le privatizzazioni, la più efficace ed opportuna è la seconda.

Dicono che la cessione delle quote azionarie ancora detenute dal Ministero dell’Economia e le cessioni immobiliari ammonterebbero congiuntamente al 21% del Pil. E che sarebbe invece sbagliato tassare la ricchezza, perché di contribuenti “onesti”, visto che quella dei furbastri sarà già all’estero.

Penso anch’io che la strada sia quella delle privatizzazioni, per ragioni che i due economisti espongono assai meglio di quanto potrei fare e dunque non faccio, limitandomi a rimandarvi al loro articolo.

Vorrei invece qui svolgere una semplice riflessione intorno al concetto di ricchezza “onesta”, introducendola con una domanda radicale: «Una ricchezza onesta è possibile?». Legalmente lo è certamente, anche se rara quanto la visione dell’unicorno per una dama medievale.

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Ma eticamente? È possibile accumulare beni nel regno del bisogno: questo mondo? È possibile farlo conservando un profondo ed autentico rispetto dell’altro? Rispettare un uomo non è anzitutto ascoltarne e quanto più possibile cercare di corrispondere ai suoi primari bisogni? Esiste un comportamento etico verso un affamato che sia altro dal tendergli del pane?

Vangelo di Matteo (6,24): «Nessuno può servire due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro, o preferirà l’uno e disprezzerà l’altro: non potete servire a Dio e a mammona».

Di questo passo evangelico in molti hanno cercato di attenuare la forza, fallendo. 

Non voglio però dire quel che non è. Nella tradizione biblica mamon vale “ricchezza” e non è per nulla di per sé connessa al Maligno. Prova ne sia che per qualificarla in tal senso dobbiamo aggiungere “shel sheqer”, “di falsità”.

E tuttavia, il dubbio mi rimane. Non mi convince la soluzione che basti l’elemosina, come pure una corretta esegesi del testo biblico parrebbe suggerire. Rimane la questione: non donare nel regno del bisogno e godere del superfluo può essere non dirò spiritualmente – poiché non tutti credono allo spirito – ma umanamente onesto?

A presto. 

Edoardo Varini

(05/11/2013)

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