Massimo Gramellini e la sfiga: due cose diverse?

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Massimo Gramellini e la sfiga: due cose diverse?

Massimo Gramellini, su “La Stampa” odierna, dà dello sfigato ad Abdelhamid Abaaoud, il terrorista considerato la mente dei massacri di Parigi, ucciso mercoledì mattina nel blitz della polizia francese a Saint Denis. Massimo Gramellini è molto considerato da chi si reputa intelligente a prescindere. Senza dimostrazione alcuna. Da tutti coloro che pensano sia una cosa coerente dirsi di sinistra e plaudire alle pagliacciate antisociali delle politiche economiche renziane.

Secondo Gramellini Abaaoud  sarebbe sfigato perché: «la lettura a ritroso del suo telefonino non offre dubbi al proposito. Le prime immagini, postate qualche anno fa, ritraggono auto di lusso e donne nude a cavalcioni di una moto».

E siccome: «Gli sfigati fanno più danno dei cattivi. Per fortuna alla fine perdono sempre. Altrimenti che sfigati sarebbero?», in sostanza possiamo dare serenamente per certo che per almeno un ventennio a venire non ci sarà precluso leggere gli arguti commenti del noto giornalista al tavolino di un caffè. Senza il timore di una raffica di kalashnikov alla schiena, intendo.

È lecito dubitare sia così? Perché se leggi le cronache, se ci ragioni un attimo, scopri che sfigati forse sono anche i poliziotti francesi, che hanno lasciato che la domenica dopo la strage Abaaoud se ne andasse indisturbato per le strade di Saint Denis con una tunica e il copricapo musulmano in testa. Che sapevano dallo scorso 8 ottobre che un terrorista con lo stesso nome avrebbe attaccato una sala da spettacolo e non hanno fatto nulla per impedirlo.

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Sfigati sono pure i poliziotti federali tedeschi che lo registrarono all’aeroporto di Colonia nel gennaio 2014 mentre cercava di imbarcarsi su un volo per Istanbul e tanti saluti al viaggiatore.

Per far sapere del suo ultimo passaggio dalla Grecia, a fine ottobre, dovette chiamare un funzionario di polizia marocchino: l’antiterrorismo europeo, in blocco, dormì della grossa. Tutti sfigati?

Pregherei Gramellini di uscire da queste categorie adolescenziali – meno male che mi sono trattenuto dallo scrivere “da sfigati” – e di capire che esiste una dimensione tragica del vivere che, nei forti, apre direttamente le porte alla dimensione eroica. Sto parlando dei soldati che andranno a combattere l’Isis e di tutti gli appartenenti alle forze dell’ordine che lo stanno facendo ora sul territorio europeo.

Ma io lo so, ma io lo so che queste cose danno un fastidio infinito a chi vorrebbe ridurre il mondo al politicamente corretto e al perbene. Alla Fazio, alla Gramellini, per intenderci. Pancia piena, conto in banca spumeggiante e culo al caldo. E l’universale riconoscimento di intelligggenza appuntato al petto. Intelligggenza con tre “g” e forse ne ho dimenticata qualcuna.

Tuttavia, caro Gramellini, non è mica vero che chi perde è sfigato. Tutt’altro. Anzi: mi permetti di dire che questo è un pensiero fascista? O siamo ancora ai marines che sono i fighi e che ammazzano con un colpo quattro nazisti, quattro viet cong, quattro iracheni,  quattro giapponesi (o magari in un colpo solo centinaia di migliaia, donne e bambini, vigliaccamente, dall’alto) sfigati? Come nei fumetti militari dei tempi nostri?

Siamo rimasti fermi lì, Gramellini? Mai varcata la soglia delle scuole medie? È questa puberale idea del mondo quella da veri fighi?

Questo sfigato di terrorista, come giustamente tu lo classifichi ed è, non è stato un criminale incapace. Andava preso più seriamente prima lui ed andranno presi più seriamente in futuro i suoi compagni di jihad. Magari reintroducendo le succitate dimensioni tragica ed eroica del vivere. Che furono un tempo lontano e da molto, per me da troppo, non sono più.

A presto. 

Edoardo Varini

(20/11/2015)

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