Mattarella: «I cittadini non restino a guardare». Spera che sì, Presidente

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Mattarella: «I cittadini non restino a guardare». Spera che sì, Presidente

L’appello antiastensionismo pronunciato dal capo dello Stato, Sergio Mattarella, spiega da solo perché questa democrazia non è in grado di autoriformarsi, ma nemmeno di trovare un briciolo di dignità da parte di coloro che la governano.

Ecco l’appello: «I cittadini non restino a guardare». Ed ecco la logica sottostante, sempre mattarelliana: un nuovo calo della partecipazione «costituirebbe il sintomo di un indebolimento della fiducia nelle istituzioni comuni e quindi uno stato di salute meno florido della nostra democrazia».

Sarebbe come dire, sarebbe esattamente come dire, che a una persona il cui stato di salute è vacillante sarebbe meglio non misurare la febbre, perché qualora fosse elevata sarebbe sintomo di qualche malattia.

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Penso sempre più spesso che la cosa più preziosa per gli uomini sia il senso della realtà, che è il fondamento stesso della filosofia greca, da cui si dipartono agire ed etica.

Scriveva Pasolini che «la democrazia è l’arte di far credere al popolo che sia lui a comandare e l’Itala è, a detta di tutti, il Paese più ricco d’arte del mondo».

Ed ecco Mattarella invitare gli italiani all’esercizio di una potestà fasulla che arriva fin lì, alla parodia del cambiare le cose.

Caro Sergio, il giorno che gli italiani non resteranno a guardare davvero il sistema di potere e privilegio che ti ha consentito per anni di ricevere un stipendio da giudice della Corte costituzionale di 470.000 euro annui ed oggi uno di 239.000, contornato dai 613.000 euro giornalieri per la manutenzione della “macchina” del Quirinale, quattro volte più costosa di Buckingam Palace, sarà spazzato via.

Spera, se sei credente prega, che gli italiani non aprano mai gli occhi. Ma davvero.

Con rispetto, caro, stimato, egregio Presidente.

A presto. 

Edoardo Varini

(18/01/2018)

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