Matteo che dici agli italiani

alt

Matteo che dici agli italiani

Matteo che dici agli italiani di andare in vacanza tranquilli, Matteo, vorrei dirti che per chiunque abbia conservato una visione dell’Italia riguardosa e concreta e aderente alle cose, stare tranquilli è divenuto impossibile.

Le cose, Matteo, i fatti, i dati di realtà, quelli che tu sistematicamente confondi con le parole senza sapere che ogni episteme o ha un codice da rispettare o è ciancia – e il tuo codice, da buon amministratore della cosa pubblica, dovrebbe essere quello dei risultati tangibili –, senza sapere che “Le parole e le cose” ci ha insegnato Foucault che sono diverse e variamente si combinano nei secoli a cerare una credibilità il più possibile decodificata e condivisa, quella che abitualmente chiamiamo “verità”.

Tale è il baccano di questi tempi sciocchi, che si è finiti con il considerare la credibilità avulsa dalla verità, al punto che, delle due, agli uomini politici è chiesta solamente la prima: l’essere credibili, a prescindere dal grado di verità di quel che dicono. Ecco allora che importano la camicia, la giacca, il tono della voce e tutto ciò che non è il significato non dirò profondo ma semplicemente manifesto delle parole enunciate.

Matteo, la cosa più probabile è che tu sia semplicemente una vittima di questo sistema. Hai perso la profondità: come molti, come troppi. Tu non scavi, “surfi”. Tu credi davvero che ci siano giorni buoni (se una cosa ti va bene) e giorni grami (se una cosa ti va storta) e non capisci che questo è vero solo a livello tuo, personale. Ma nella tua funzione pubblica finché non farai le vere riforme che occorrono, per questo paese ogni giorno sarà gramo. Ogni giorno.

alt

Le cose, Matteo, sono importanti più delle parole. Le parole sono soltanto una più o meno indovinata convenzione. «Ceci n’est pas une pipe», ricordi la pipa di Magritte? Voleva dire questo.

Le cose, quelle che a te, sempiterno scout, non impediscono per quanto marce e incancrenite il fischiettio e il sorriso e a me sì. A me, lo confesso, non riesce di fischiettare davanti alla recessione economica del mio Paese ed al progressivo impoverimento dei miei connazionali. Insegnami tu, Matteo, come si fa? La chiamiamo coraggio questa abilità? E in che cosa differisce dall’irresponsabilità?

A sentire il Presidente della BCE che dice che «Uno dei componenti del basso Pil italiano è il basso livello degli investimenti privati» e che questo è interamente dovuto«all’incertezza sulle riforme, un freno molto potente che scoraggia gli investimenti» e soprattutto che «per i Paesi dell’Eurozona è arrivato il momento di cedere sovranità all’Europa per quanto riguarda le riforme strutturali»: a sentire queste cose e a fischiettare, a twittare, a cinguettare, come diavolo fai?

Ma le hai ascoltate e intese queste parole, Matteo? «Cedere sovranità» è un’espressione che ti lascia sereno? E allora poi perché corri a chiamare Draghi? Pensi che potrà farti il favore di dirti cose diverse? Pensi ti dica ciò che vuole o il necessario?

In nottata qualcuno deve averti detto qualcosa, perché oggi hai cercato di fare la voce grossa: «Le riforme in Italia non le decide la Bce, le decido io». Le decidi tu? Ma davvero? Hai deciso di uscire dall’euro?

Governi una nazione, Matteo. Per favore impara a distinguere le parole e le cose. «Questa non è una pipa» è un raffinato divertissement intellettuale. «Queste non sono riforme» è una disgraziata verità. Esattamente come il divertissement per Pascal: «Gli uomini, non avendo potuto guarire la morte, la miseria, l’ignoranza, hanno deciso di non pensarci per rendersi felici». È così che fai quando pensi al disastro economico italiano? È questo l’inconfessabile segreto della tua aria incrollabilmente divertita?

A presto.

Edoardo Varini

(11/08/2014)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.