Mitt delle baionette e le statistiche pilotate

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Mitt delle baionette e le statistiche pilotate

All’amico Massimo

Secondo voi è una notizia da prima pagina che l’indice di fiducia dei consumatori italiani riferito all’ottobre scorso sia passato dall’86,2 all’86,4%? E se lo è, che rilevanza può avere di fronte a quella dell’aumento del debito pubblico, nel secondo trimestre 2012, dal 123,7 al 126,1%? Sui giornali le vediamo una di fronte all’altra, che si guardano: il gatto certosino e la tigre del bengala. Amplificano il miagolio all’inverosimile e mettono la sordina al ruggito. È l’ennesima volta, come potete facilmente immaginare. Talora mi chiedo se siano più i benefici o i danni ascrivibili alla statistica. Già è difficile svelare le manipolazioni informative… quelle statistiche, il più delle volte, è impossibile.

C’è un divertente ed utile libretto degli anni Cinquanta che lo racconta con efficacia ed ironico disincanto How to Lie with Statistics, “Come mentire con le statistiche”. Lo scrisse Darrell Huff, giornalista e scrittore dell’Iowa appassionato di belle case e giardini. L’edizione della Penguin del suo best seller è corredata dalle raffinate vignette di Mel Calman, con quegli omini che per anni e anni ingentilirono di fantasia e umorismo le pagine dei maggiori quotidiani britannici, Times incluso.

Ce n’è una nel frontespizio. Un omino occhialuto dice a un omino baffuto: «Non fare il romanziere, fai lo statitsico: potrai usare molto di più la fantasia». Se leggi le due notizie insieme hai questa sensazione: il debito pubblico si sta alzando, però ci sono già segnali – trattandosi di numeri i più parlerebbero senza tema di “evidenze” – di inversione. E sì, perché come scrive Huff, «la magia dei numeri provoca una sospensione del buon senso». La nota di accompagnamento dell’Istat è disperante, anzi, per l’esattezza, malgrado il suo tono prammaticamente distaccato, è disperata: «Cresce la componente riferita al clima economico generale (dal 71,1 al 71,7) mentre diminuisce la componente personale (da 92,3 a 91)», che è un po’ come dire: se qualcuno ce la farà, saranno gli altri.

Certamente ce la faranno i parlamentari tedeschi, cui ieri il presidente della BCE Mario Draghi ha spiegato che possono stare tranquilli, la politica del rigore continuerà. Un vero sollievo.

A volte mi chiedo a cosa sia ridotta la democrazia e sono le volte in cui snocciolo mentalmente come un rosario il decalogo della manipolazione mediatica messo a punto da colui che è forse uno dei cinque-sei ultimi intellettuali rimasti: Noam Chomsky. In particolare il punto 5: rivolgersi al pubblico come ai bambini. Al pubblico di elettori, ovviamente. Avete presente il recente confronto tra Obama e Romney alla Lynn University di Boca Raton, Florida? Quando Obama ha fatto il figurone di dire a Mitt, il quarto mormone candidato alla presidenza Usa che gli rimproverava di avere ridotto il numero di navi rispetto al 1916, che sì, l’osservazione è pur vera, ma terribilmente sciocca (vorrei sapere che cosa ha votato alle ultime elezioni chi prepara l’impomatato repubblicano del Michigan).

Gliel’ha detto così: «Governatore, abbiamo meno navi rispetto al 1916, è vero. Ma anche meno cavalli e baionette. Sa com’è, le cose cambiano. Ora abbiamo quelle cose che si chiamano portaerei, con i jet che ci atterrano sopra. Poi ci sono delle cose che vanno sott’acqua: che si chiamano sottomarini atomici». Ma come ha fatto a non ridere?

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Se avesse accennato un sorriso sarebbe stato grande e non avrebbe avuto nulla a che vedere con il punto 5 evidenziato da Chomsky. Il problema è che non ha né riso né sorriso, e dopo aver trattato Romney come un bambino dell’asilo, ha iniziato a trattare così anche il pubblico. «E così dunque non stiamo giocando alla battaglia navale, non stiamo contando le navi ma stimando le nostre capacità. Pertanto quando mi siedo con il Segretario della marina ed i comandanti delle forze congiunte, quel che cerchiamo di fare insieme è corrispondere al meglio a tutte le esigenze della Difesa, in modo da sostenere le nostre truppe e da garantire ai nostri veterani il debito supporto quando torneranno a casa, e questo non trova riscontro nel tipo di budget che lei ha predisposto perché non funziona».

Se l’unico ascoltatore fosse stato Romney, nulla da obiettare. Ma la nazione intera, il mondo, lo stava ad ascoltare e dunque perché mantenere lo stesso livello di ovvietà. Lo scopo non era più ironizzare sulla pochezza intellettuale dell’avversario ma avere voti. E la sua convinzione era ed è che i voti si conquistano parlando agli elettori come ai bambini dell’asilo. E con la falsa oggettività delle statistiche.

Ammettiamolo: dev’esserci qualcosa di dannatamente sbagliato in un sistema politico che potrebbe condurre alla presidenza della maggiore potenza mondiale uno che alla domanda: «Quale pensa sia la più grande minaccia geopolitica che devono oggi affrontare gli Stati Uniti?» ha risposto «La Russia». Come ti è venuta questa, Mitt? Dimmi che lo fai apposta e prendo l’aereo per venire a stringerti la mano. Altrimenti piantala, perché io di sentire dal Presidente che la Guerra fredda è finita vent’anni fa non ne ho nessuna voglia.

A presto.

Edoardo Varini

(25/10/2012)

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