Monsieur Monti, le nouveau gaffeur

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Monsieur Monti, le nouveau gaffeur

Ma non era Berlusconi quello delle gaffe? Ammettiamolo: questa è d’alta scuola. Questa che per tre volte ieri il professore abbia detto che «la Merkel teme l’affermarsi dei partiti di sinistra soprattutto in un anno preelettorale per lei, credo che non abbia nessuna voglia di vedere arrivare il Pd al governo» e che immantinente sia stato smentito dal portavoce della Cancelliera («Non si è espressa sulle elezioni italiane e non lo ha fatto neanche in passato») non è inferiore alle corna del Berlusca nella foto ufficiale del vertice UE del 2002. Ora possiamo stare certi di una cosa: Angela di confidenze a Mario non ne farà più.

Ieri si vede che per il quasi ex Presidente del Consiglio era un gran giorno, perché a Radio Anch’io ha prima affermato che «Emma Bonino sarebbe una candidata molto buona al Quirinale» e poi, prima di mettere le gambe sotto il tavolo per pranzo, ha invertito: «La Bonino non è assolutamente la mia candidata. Tempo fa avevo detto di avere un candidato, non è una donna, conosce bene quel Palazzo e si chiama Giorgio Napolitano. Può sembrare una persona anziana ma non lo è». In effetti, a 88 anni, non lo è.

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In mezzo, tra le due versioni, c’è l’incazzatura dell’area cattolica, enorme. Sono intervenuti i finti esegeti, alla Riccardi: «Ma, io penso che in realtà Monti volesse solo ribadire la sua stima alla Bonino per le grandi battaglie civili».

Fossi Monti, magari mi incazzerei quanto Casini prima a vedermi trattato come il vecchio zio troppo rimbambito, o forse troppo poco, che quando arrivano gli ospiti parla ma non voleva dire quel che ha detto, ma si vede che la coercizione della logica politica ha la sua veemenza.

Come l’avrà la logica diplomatica che imporrà a Maurice “Grizzly” Taylor, presidente e fondatore dell’azienda di pneumatici Titan, di scusarsi con il governo francese per aver respinto la richiesta di salvataggio dello stabilimento Goodyear di Amiens rivoltagli dal ministro del Rilancio produttivo, Arnaud Montebourg, con una lettera che recita così: «Ho visitato la fabbrica di Amiens. Salari alti. Parlano per tre ore e lavorano per altre tre. Signor ministro, ci prende per stupidi?». Se lo prendono i sindacalisti francesi gli fanno fare la fine di Emme 13, l’orso del Brenta abbattuto ieri in Val Poschiavo dagli svizzeri «perché andava verso le case degli uomini senza avere paura».

Era pericoloso. Fortuna che Mario ha capito come funziona.

A presto. 

Edoardo Varini

(21/02/2013)

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