Nei giorni più fortunati puoi imparare due cose

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Nei giorni più fortunati puoi imparare due cose

È forse vero che ogni giorno si impara qualcosa, ma è vero anche che ci sono giorni particolarmente fortunati in cui se ne imparano due. La prima che ho imparato oggi me l’ha insegnata Antonio Conte, ed è che se sei allenatore della Juve e vai a vincere quando nessuno se l’aspetta, poi la paghi con accuse infamanti trasformate in condanne da giudici federali tifosi. Evidentemente non della Juve. Dunque la prima cosa che ho imparato è che non dovrò mai fare l’allenatore juventino.

La seconda cosa che ho imparato è che la stessa scoperta, in campo borsistico-finanziario, la si può fare un’infinità di volte. Pensiamo a una delle più celebri scoperte, per esempio quella delle penicilline, ad opera di Alexander Fleming. Bene, nel 1928 questo medico scozzese scoprì che una muffa inibiva la crescita batterica. Gli diedero anche il Nobel nel 1945. Ora: non è che avrebbe potuto scoprire la stessa cosa nel ’29, nel ’30 e nel ’31, perché le scoperte si fanno una volta sola, la prima: giusto?

E invece, come vi accennavo, pare che nel mondo della borsa, dell’economia e della finanza non funzioni così. I mercati scoprono a giorni alterni che la Grecia può essere salvata oppure no, anzi, se si sia deciso di salvarla oppure no. A volte non bastano i soldi, a volte non basta il tempo, altre volte la fiducia data con la mano destra viene ritirata con la sinistra… È tutto così: un quotidiano rincorrersi di salvifiche o catastrofiche scoperte. E si scopre pure a giorni alterni che l’economia cinese sta arrancando e che il regime, dopo ingenti iniezioni di capitale e duplice ribasso dei tassi, non sa più che pesci pigliare. Si scopre ripetutamente che i dati della disoccupazione USA sono in costante peggioramento… eppure lo si sa, e lo si sa da molto tempo.

Però, chissà perché, questa volta gli analisti si attendevano 1.000 richieste di sussidi di disoccupazione in meno e invece… se ne sono trovate 4.000 in più. Ed ecco puntualmente la riscoperta che la ripresa statunitense è alquanto dubbia.

Da noi, invece, che siamo per solito i più fortunati, è stato deciso come si decide un fioretto – con lo stesso personalistico e fideistico velleitarismo – che la fine della crisi è vicina. Dal Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini, forse per via di quel titolo oltremodo romanticamente galvanizzante («La natura dell’uomo è rapporto con l’infinito”) si ascoltano quotidianamente fumisterie di una pretenziosità inaudita.

Monti: «Io parlo quasi ogni giorno di crisi italiana ed europea, ma oggi vorrei chiedermi se siamo davvero in crisi. Un anno fa lo pensavamo meno di oggi, ma credo lo fossimo di più. Il momento di uscita dalla crisi è un momento che per certi versi vedo avvicinarsi».

Con quella chiosa «per certi versi» si può dire tutto e il suo contrario. «Per certi versi» Barbablù era buono e per certi altri Cenerentola era maligna. Poi Passera, più carrolliano del Re di cuori: «Sì, anch’io vedo l’uscita dalla crisi, ma molto dipenderà da quel che riusciremo a fare». Tipo la moltiplicazione dei pani e dei pesci? Perché con un cicinin di meno mi sa che ‘stavolta non ci si salva. E poi la Fornero, anche lei… Insomma: in Italia i governanti hanno deciso di vedere la fine della crisi. Su che basi? Io non lo so. Ma lo scopriremo, a giorni alterni, non certo come si è scoperta la penicillina.

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L’economia Usa l’ho incontrata l’altrieri su una strada lomellina. Era Peter Fonda “Captain America” 40 anni dopo. Presente Easy Rider? Era fermo a un distributore. Scendo dall’auto incantato e gli dico: «Scusami ma ti devo dedicare un articolo. L’hai fatta tu ‘sta moto?». La vedete in foto, l’ha fatta da solo, è quasi identica al mitico chopper dal serbatoio stellestrisce. Uno che fa una roba così la prima cosa che dice è per scusarsi: «Ma il motore non è un Harley». «Ma che importa?», gli rispondo, «l’hai fatta tu».

«Sì». «Ma come hai fatto? Avrai usato Internet per vedere e trovare tutti i pezzi». «Non ho Internet», mi risponde da dietro i Ray Ban. «Buon Dio, Ma come cavolo hai fatto?». «Perché ogni tanto faccio le mie ricerche, faccio così». 

Giuro che l’ho ammirato. Fuori dal mondo ma avanti. «Senti, sali in sella che ti faccio una foto». Prima di scattare gli dico: «Ma lo sai che i chopper sono volutamente instabili, sono stati fatti così per sfidare la morte?». «Dove l’hai letto?», mi fa lui. «E chi si ricorda? Forse su “Chris Lean”, sul “Corriere Boy”, fine anni Settanta… andavo alle medie».

E guardando questo Captain America redivivo che si allontanava nel rombo ho ripensato a un sacco di cose. Fra cui che in fondo forse anche la vita è stata fatta instabile per sfidare la morte. Giuro che questa non è l’ultima volta che ti vedo, Captain.

A presto. 

Edoardo Varini

(23/08/2012)

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