Non bombe sul nemico ma ottimismo alla Nazione: ce lo terremo ancora per molto?

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Non bombe sul nemico ma ottimismo alla Nazione: ce lo terremo ancora per molto?

Mentre scrivo viene fatta evacuare Place de la Republique. Pare non si siano uditi spari ma che qualcuno abbia “dato in escandescenze”. Ma la gente corre, grida, ha paura. Dicono che bisogna tornare alla normalità ma la normalità richiede sicurezza ed a Parigi, in tutta Europa, in tutto il mondo, la sicurezza non c’è. Non c’è mai stata, solo che ora lo si sa con certezza.

E mai ci sarà finché tutti non avranno capito una cosa chiara come il sole. Non puoi dialogare con chi ritiene tu non abbia il diritto di vivere. Adorare il totem della non violenza non è meno idolatra dell’adorare quello della ferocia integralista. Sono entrambe cose dissennate che producono disastri. La Boldrini si renda conto che l’atteggiarsi ora è intollerabile.

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Continua intanto la caccia all’uomo: l’ottavo terrorista si chiama Abdelslam Salah, nato il 15 settembre 1989 a Bruxelles. È alto 1.75 ed ha occhi marroni. Lo vedete su twitter nella foto segnaletica diffusa dalla polizia. Sabato è sfuggito a un controllo della frontiera franco-belga alle 8 del mattino. Forse due degli altri sette autori delle stragi sono suoi fratelli. Un altro killer è francese, ha 29 anni, si chiama Omar Ismail Mostefai, identificato perché la “Madre di Satana” che aveva nel giubbotto gli ha risparmiato nell’esplosione una cosa soltanto: il dito indice.

“Madre di Satana” è il nome dell”esplosivo abitualmente usato dalle fazioni jihadiste, questa volta “arricchito” da viti e bulloni, perché il male ha in sé l’illimitatezza. L’illimitatezza è comunque un fatto disumano, nel bene e nel male, poiché l’uomo è finitezza.

«I greci onorano il finito», scrisse Hegel, le cose perfette in questo mondo hanno misura. Essere illimitatamente pacifisti è disumano. Impariamo dunque a reagire alla violenza con misurata violenza. Ma “misurata” violenza non significa poca violenza, significa violenza necessaria.

Colpire l’Isis non è così difficile. È uno stato. Si sa da dove origina la metastasi. Si vada a colpire. Come sta facendo oggi la Francia bombardando i centri dei comando dell’Is a Raqqua, la capitale del califfato in Siria.

Ma il nostro premier, che dice di essere vicino ai fratelli francesi, pensa bene di supportarli biasimando con supponenza il loro operato: «Se qualcuno pensa di risolvere il problema della Siria dicendo “Stamattina mi alzo e decidiamo di fare i bombardamenti lì”, io dico: “Auguri e in bocca al lupo”, ma non risolverà il problema»

Capite francesi? Non risolverete il problema di un attacco militare bombardando il nemico ma spargendo ottimismo alla Nazione, come tu, Matteo, hai avuto l’impudenza di dire ieri ai capigruppo delle forze politiche convocati a Roma. 

A presto. 

Edoardo Varini

(15/11/2015)

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