Obama alla cerca delle noci

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Obama alla cerca delle noci

Una delle cose più comiche che siano accadute nel mondo finanziario del XXI secolo è la richiesta di 5 miliardi di dollari di risarcimento formulata due giorni fa dal Dipartimento di Giustizia stelle e strisce all’agenzia di rating Standard & Poor’s per violazione del Financial Institutions Reform, Recovery and Enforcement Act: in altre parole, per la valutazione Tripla A concessa a famigerati Cdo legati a pacchetti di mutui subprime, un pesce la cui testa ha iniziato a puzzare solo col corpo già in pancia degli investitori. 

Una delle cose più tragiche per Standard & Poor’s è che a muovere il Governo, 16 stati e il distretto di Columbia è stata la fame. E la fame non passa che mangiando.

Tragicomico è invece che un governo cieco e sordo chieda di vedersi rimborsato per la propria inabilità.

Il 9 agosto del 2007 BNP Paribas annuncia il congelamento dei suoi tre fondi che investono in Abs, Asset Backed Securities, “strumenti finanziari supportati da attivi”. Le attività sono di fatto crediti a mutuatari americani, liquidità ancora da riscuotere, prestiti ad altissimo rischio di insolvenza. Ma la liquidità le banche erogatrici la vogliono subito: loro lo sanno dei piedi di argilla.

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E allora prendono i crediti e li “cartolarizzano”, cioè creano questi “strumenti finanziari supportati da attivi”, emettono titoli, e chiedono alle banche d’investimento di piazzarli. Le investment bank possono venderli come tali oppure inserirli in altri portafogli. Possono farlo, per legge, e allora non li scopri più. Allora il rischio creditizio non è più della banca, è del mercato.

È un motore a due tempi – creazione del prodotto (origination) trasferimento del rischio agli investitori (distribution) – e i motori a due tempi, si sa, non hanno valvole. Nell’estate del 2007 il botto lo sentono anche dagli sportelli della Banca d’Alba, non dalla sede della Banca Centrale degli Stati Uniti d’America, la Federal Reserve. Certamente non lo sente il suo governatore, Ben Bernanke, che nel gennaio dello stesso anno riesce comicamente a dire – lui, lo studioso della Grande Depressione–: «Il mercato immobiliare appare un po’ più solido. Gli esiti peggiori sono meno probabili».

L’anno successivo, delle quattro maggiori banche d’investimento USA tre vengono salvate a forza di dollari governativi (Bear and Sterns, Merrill Lynch, Morgan Stanley), la quarta, Lehman Brothers, viene deciso che la paghi per tutti. Viene deciso dai democratici, che han già salvato troppi riccastri, e dai repubblicani, che non ne possono più dell’intromissione statale.

Ora Obama e il suo Governo vanno a frugare sui computer degli analisti di Standard & Poor’s le mail che comprovino il dolo nella sopravvalutazione di titoli che anche i sassi sapevano essere spazzatura. Concettualmente spazzatura, quand’anche non lo fossero di fatto. Una cosa da non vendere, da non comprare. 

I commenti che giungono dai vertici dell’agenzia di rating celano invece un dramma e una segreta convinzione. Si difendono, certo, e che mai potrebbero fare: «Sostenere che noi abbiamo deliberatamente tenuto alti i rating quando sapevamo che dovevano essere più bassi è semplicemente falso». Ma lo sanno che stanno per arrivare i tagli alla spesa pubblica. Dietro l’angolo, il 1° marzo. E quei 5 miliardi quanto servono…

A presto.

Edoardo Varini

(7/2/2013)

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