Palatine, crepuscolari rodomontate

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Palatine, crepuscolari rodomontate 

«Visto che non c’era modo di far marcia indietro, Matamoro si calcò il gran feltro sugli occhi, si aguzzò i baffi, posò la mano sulla coccia della gran durlindana, e avanzò verso Léandre, subito squadrandolo da capo a piedi con l’aria più insolente che gli fosse possibile trovare. Ma era una semplice spacconata: perché gli si sentivano battere i denti, e gli si vedevano le gambe stecchite battere e tremare come canne alla brezza».

È questa una Rodomontata del Capitan Matamoro, che diverrà, dipoi che il giovane barone di Sigognac sarà subentrato a Matamoro, una Rodomontata di Capitan Fracassa.

E dunque, similmente, «visto che non si poteva fare marcia indietro» il segretario del Pd Bersani ha tuonato oggi spavaldo: «Quando il paese tira la cinghia, la politica deve tirarla due volte». Cioè? Si dimezza lo stipendio? No, e che diamine! Ci mancherebbe. No: «Dimezziamo subito i rimborsi elettorali del 50 per cento, da 182 a 90 milioni già quest’anno».

«Ma che bravi!» vien da pensare. E poi magari anche: «Non è che così si impoveriranno troppo? Non è che poi ne risentirà la stessa democrazia? Continueranno ad avere garantito, questi pauperisti dalla sospetta vocazione, di che pagarsi le spese?». Direi di sì, visto che gli esborsi elettorali certificati da nove anni a questa parte sono 700 milioni ed i rimborsi elettorali ammontano a 2,7 miliardi, quasi quattro volte tanto.

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Orbene, sarebbe questo il tirare la cinghia il doppio degli italiani? Risulta a Bersani che lo stipendio percepito dai suoi connazionali consenta loro di coprire all’incirca otto volte le spese?

Forse sarebbe opportuno, dopo la sfacciataggine della reintroduzione dei finanziamenti pubblici ai partiti (già abrogati dal 90,3 per cento dei votanti nel referendum del ’93) con legge di appena sette mesi dopo, attendersi da questa classe politica una cosa soltanto: i fatti.

Non di rado la triade dell’abbecedario (Alfano-Bersani-Casini) ci mette in guardia dal “drammatico errore” dell’integrale cancellazione dei finanziamenti, che a sentir lei «metterebbe la politica completamente nelle mani di lobbies – “lobby”, alla prossima occasione, senza “s”, mi permetto di suggerir lor signori, visto che si tratta di forestierismo acquisito – , centri di potere e di interesse particolare». E ora invece nelle mani di chi è? Di una sola lobby. Di un solo centro di potere e di interesse particolare: il pasoliniano “Palazzo”.

Un Palazzo che chiama “rimborso” la restituzione di soldi mai spesi, e che s’imbelletta di sacrifici che non ha fatto né farà mai.

«Le Rodomontate del Capitan Matamoro sarebbero andate a meraviglia. Disgraziatamente Matamore ha finito la sua giornata, e riserverà ai vermi le sue tirate», scrive Gautier. Io certo non mi auguro la fine di nessuno, se non delle rodomontate tutte. 

A presto. 

Edoardo Varini

(24/04/2012) 

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