Pavia, Piazza della Vittoria: Salvini batte Zingaretti 20 a 1. La città vuole Fracassi

di Edoardo Varini

 

Ho trascorso l’attesa del comizio di Salvini al Demetrio, a due passi da Piazza della Vittoria, quella piazza che di lì a poco 5.000 persone festanti avrebbero riempito.

Arriva prima lo spritz di mio figlio Giovanni, che una volta comparso estrae con un sorriso dalla tasca del giaccone un libro e lo pone sul tavolino e mi dice: «Guarda papà». Il libro è L’etica protestante e lo spirito del capitalismo di Weber, uno di quei testi con cui puoi non dirti d’accordo ma che non puoi non conoscere. Lo sforzo intellettuale per comprendere le dinamiche sociali: una cosa che ha fondato la nostra civiltà e che è sempre meno praticata. Una cosa da recuperare. Pena l’inciviltà.

Ora, al di là dell’orgoglio paterno per un simile acquisto filiale, il libro l’abbiamo riposto ed abbiamo iniziato a parlare di una cosa che ai ragazzi ha sempre interessato: la strategia. In questo caso la strategia messa in campo dalle forze dell’ordine per impedire al corteo antagonista di giungere alla piazza del comizio. Camionetta blindata di traverso e transenne nelle strade più larghe. E sette-otto uomini in assetto antisommossa. Benché sia politicamente scorretto è umanamente, anzi, maschilmente assolutamente vero che queste cose — sempre nei maschi, resta inteso — suscitano un brivido. Lo scontro è nella natura, lo scontro è l’Iliade, lo scontro è le Termopili, lo scontro è Napoleone ad Austerlitz, è Annibale a Canne o Alessandro Magno a Gaugamela. O semplicemente la lotta per la vita.

Se è vero che le necessità aguzzano l’ingegno, dovremo convenire che il campo di battaglia è uno dei luoghi in cui l’intelligenza trova la sua massima applicazione.

Penso non si possa comprendere il vero spirito della politica fino a che non si è stati a un comizio. Perché lì — e specialmente se ci sono dei contestatori, per quanto folkloristici, come ieri sera — lo capisci che davvero la guerra, come diceva Von Clausewitz, «Non è che la continuazione della politica con altri mezzi».

Che è un punto importante. Se tu vuoi interrompere un comizio a forza non sei un eroe, sei un vigliacco. Se vuoi la guerra lo dici e ti prepari alla guerra. Dunque a subire un attacco che abbia per fine la tua distruzione. Non usi la forza solo tu, contro chi ha il solo scopo di usare la violenza per contenere la tua, perfino tentando di nuocerti il meno possibile.

Bene, è ora di andare. Perquisizione davanti alle transenne e poi dentro, nella maggiore piazza pavese che si sta riempiendo di gente festante e del loro entusiasmo.

Prende la parola Jacopo Vignati, segretario provinciale della Lega, e l’entusiasmo aumenta. Poi Roberta Marcone, segretario cittadino. Che dice di piste ciclabili e spazzatura, tanto per far capire che sa di cosa parla e la piazza risponde. Poi Angelo Ciocca, difensore del territorio e dell’agricoltura come pochissimi, come il ministro Gian Marco Centinaio, anche lui sul palco, a dire la grande verità che la giunta De Paoli ha offeso la città. E che quelli che hanno sbagliato alle scorse elezioni ora tornino alle urne con un solo obiettivo: rimediare all’errore votando il centrodestra.

Poi la presentazione della lista leghista e dei candidati sindaci provinciali, e infine Salvini. Che sa quel che dice e come dirlo. In difesa della verità e degli italiani. Alla piazza, alla gente, che adesso grida il suo nome.

Cinquemila persone. Un po’ più di quelle accorse a sentire il segretario del PD Zingaretti all’Annunciata. Centocinquanta posti a sedere, vogliamo dire duecento partecipanti compresi quelli in piedi? Vogliamo dire 250 in tutto? Un ventesimo.

Forza ragazzi! Ci siamo.

 

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