Per cena i global markets si mangiano la Fed

Per cena i global markets si mangiano la Fed

Chi legge l’informazione finanziaria ed è curioso potrebbe imparare oggi una cosa nuova: il significato di “dilemma corneliano”. Non amletico, corneliano, da Pierre Corneille, autore di quel Cid che per conquistare l’amore della sua amata Chimena avrebbe dovuto prima conquistarne la stima duellando con il di lei padre, Don Gomez.

Un bel grattacapo, non c’è che dire. Aumentare o non aumentare il costo del denaro, è questo il dilemma d’oggi della Federal Reserve, che verrà sciolto alle 20 ora italiana dal suo presidente, Janet Yellen.

Certamente se i tassi verranno alzati non sarà in maniera aggressiva, perché i dati sulla crescita non sono confortanti, ad iniziare dal calo del 3% dei nuovi cantieri, tanto allarmante da mettere in forse la longevità del trend crescente dell’occupazione. 

E poi il fosco clima internazionale: l’Europa naviga in una ormai annosa e sempre più spessa incertezza e le statistiche governative cinesi appaiono provatamente a tutti delle istituzionali millanterie. Quelle statunitensi lo appaiono ancora a pochi ma forse, quasi certamente, tra questi pochi figurano i capoccioni della Banca centrale degli Stati Uniti d’America, ed è per questo che procedono a tentoni. Annunciano quei tagli che mai fanno.

Non figurano invece tra gli scettici dei report governativi quelli di Bank of America Merrill Lynch, secondo cui sarebbe arrivato il momento di adottare una politica monetaria restrittiva in vista di una miglior gestione di future crisi. Il loro ragionamento è molto semplice: se hai sparato tutte le cartucce prima, quando arrivano gli indiani che gli spari? È che gli indiani non sono mai stati così vicini quanto adesso. Diglielo Janet a quelli. Dillo ai repubblicani, dillo magari al mondo. Dillo che quella che i media chiamano monetary indulgence è soltanto la fottutissima paura di prendere atto di uno scostamento tra i dati ufficiali e la realtà.

I global markets, che è poi la cosa che qui importa, giocano a fare i tonti, ma non lo sono. Loro guadagnano sempre. La loro felicità è bidirezionale, o forse dovremmo dire biforcuta, come la lingua dei serpenti. 

A presto.

Edoardo Varini

(10/09/2015)

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