Perché la meraviglia di Chesterton, Matteo? Avevi lo stilnovo.

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Perché la meraviglia di Chesterton, Matteo? Avevi lo stilnovo, oltre che la CDP

Dopo il primo discorso della genuflessione in Senato («Ci avviciniamo con lo stupore di chi si rende conto della magnificenza e della grandezza non solo di un luogo fisico, ma anche del valore che questo rappresenta nel cuore di una lunga storia, come quella italiana») è sopraggiunto quello della seconda genuflessione alla Camera, quello della «vertigine e della bellezza», che ha poi virato senz’altro indugio nell’encomio dell’onorabilità degli onorevoli e nell’appello degli uomini illustri, da Giorgio La Pira a Enrico Berlinguer.

La boria del rottamatore di un tempo è divenuta una umile captatio benevolentiae, verso gli onorevoli onorabili tutti e verso la supposta “democrazia interna” di un partito che ha visto più coltelli sotto il suo mantello di una rosa antica dalle grandi spine sotto le sue foglie. E poi quella chiosa chestertoniana: «Il mondo non finirà per mancanze di meraviglie, ma per mancanza di meraviglia».

Ora, avessi dovuto citare la meraviglia, da fiorentino, da toscano, avrei guardato in casa, magari allo stilnovo. Per esempio, chessò, Monte Andrea: «Segnore mio, come poté / venire al mondo sì angelica figura? Per maraviglia, ciascuno a vedere la vanno e dicon: “Quest’è dismisura di bellezze!”». O Guittone: «Se de voi, donna gente, / m’ha preso amor, no è già meraviglia / ma miracol somiglia / come a ciascun no ha l’anima presa», o addirittura il Dante del Paradiso: «La lor concordia e i lor lieti sembianti, / amore e maraviglia e dolce sguardo / facieno esser cagion di pensier santi».

Ad ogni buon conto, se a salvare il mondo sarà un ottocentesco riverente stupore, allora siamo tutti salvi: Matteo ce l’ha! E che diamine, quello ce l’ha!

Ma se sarà invece la capacità di non stupirsi affatto e soppesare le cose con realismo e prosaica misura, il discorso di ieri fa tremare i polsi. Velleitarismo, tanto. A fiumi. Personalistiche cose che con la ripresa di questo paese non c’entrano nulla: «Ci metto la faccia», «La mia generazione non ha più alibi»: ma basta!

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Perché non sono state indicate le priorità degli interventi economici? Prima la riduzione delle tasse sui fattori di produzione o prima l’aumento della produttività? E la promessa di 10 miliardi di riduzione del cuneo fiscale – già definita da Squinzi la misura minima, la «linea del Piave» – siamo sicuri potrà essere agguantata senza crescita.

L’Europa sta uscendo dalla crisi, prevista una crescita media quest’anno dell’1,2%, tranne che in Italia, dove il dato previsto è 0,6%. Il deficit strutturale nel 2015 peggiorerà e il debito pubblico è volato al 133,7%.

E nel giorno in cui Matteo assicura di volere «Un’Europa dove l’Italia non va a prendere la linea per sapere che cosa fare ma dà un contributo fondamentale, perché senza l’Italia non c’è Europa», Olli Rehn, il commissario agli affari monetari, ribatte ai sordi che ancora non l’avessero compreso chi comanda: «Il nuovo ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan sa cosa deve fare». Che è non sforare il 3% nel rapporto deficit/pil. Tagliando come pazzi, altro che crescita.

E l’idea di pagare i 60 miliardi di debiti arretrati della Pubblica amministrazione in 15 giorni con i fondi della Cassa Depositi e Prestiti e cioè a dire con il risparmio privato degli italiani: che ne vogliamo fare oltre che amaramente ridere?

L’idea sarebbe questa: sui debiti della PA scaduti e certificati verrebbe emessa una garanzia dello Stato. Sulla base di questa garanzia le banche potrebbero rilevare i crediti e concedere liquidità alle imprese, migliorando altresì i propri bilanci (con tutti questi crediti in pancia!). A questo punto le pubbliche amministrazioni potrebbero decidere di ristrutturare il proprio debito con gli istituti di credito su base pluriennale.

Tutto fantastico, come nei casi dei mutui ante 2008: un debito a garanzia di un debito. Ma chi è il prestatore di ultima istanza? Appunto la CDP, il nostro risparmio privato. Ve la sentite di garantire con i vostri risparmi la solvibilità del debito delle pubbliche amministrazioni? Perché la domanda da farsi è questa.

A presto. 

Edoardo Varini

(26/02/2014)

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