Perché scartate i buoni professori e tenete i mediocri?

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Perché scartate i buoni professori e tenete i mediocri? 

Ogni paese ha i professori che merita. Abbiamo di recente appreso che in Italia non hanno titolo per diventare ordinari di storia economica Mark Dincecco, della University of Michigan (211 citazioni in articoli e pubblicazioni), Giovanni Vecchi, dell’Università Tor Vergata (336 citazioni) ed Alessandro Nuvolari, della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa (661 citazioni).

Tre dei cinque commissari preposti a giudicare in merito all’abilitazione avevano meno di 30 citazioni. Tra coloro che sono divenuti professori di prima fascia ve ne sono un paio con nemmeno 20 citazioni, altri con poco più.

Alcuni tra i più autorevoli economisti al mondo hanno segnalato quella che con solo malriposta bonomia potremmo definire una stranezza. Se invece vogliamo dire le cose come stanno, possiamo serenamente parlare di vergogna, dal momento che le citazioni sono universalmente considerate il miglior criterio valutativo del lavoro accademico

La storia economica è una cosa importante: senza, a cogliere l’unità delle scienze sociali non ce la fai. Senza, comprendere quel che ci sta succedendo, non ti riesce. Mi rendo conto di parlare al tempo del fretta e furia – il tempo dello studio e della ricerca è quello dell’approfondimento, è diverso –  delle notizie dalle gambe di lepre e senza testa, scriteriate, acefale come lo spettro di Anna Bolena nella Torre di Londra. E se lei seppe rincuorarsi per la snellezza del suo collo e la destrezza del boia prima della decapitazione, così noi ora potremmo rallegrarci del poco male che per certo ci cagionerà la definitiva sottrazione del poco senno restante. Giusto un filo, un barlume appena…

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Avverrà con una frase. Tipo quella odierna di Obama: «Preoccupano i tagli alla difesa di alcuni paesi Nato». La storia economica ci insegna a capire che in realtà il Presidente Usa non sa più che pesci pigliare. Quella del ravvivare le spese militari è soltanto una penosa e paradossalmente dilatoria scorciatoia.

Il capitalismo anglosassone tra la metà degli anni Settanta e la fine dei Novanta cerca di guadagnare nuove mercati alla sua pletorica produzione. Moltitudine agrarie coartate e genuflesse alla guida di oligarchi del capitale. Competenze divorate insieme alle individualità che le detengono. È la “globalizzazione”, che in Europa è condotta per via monetaria: ma l’economia non ce la fa a star dietro. Troppe diversità. La via monetaria si scopre a fondo cieco. E non saranno certo i miliardi di dollari russi in fuga a far breccia. 

Dispiace per Mr. Smith. Per il suo collo. 

A presto. 

Edoardo Varini

(26/03/2014)

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