Pierrot fumiste e le energie in catene

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Pierrot fumiste e le energie in catene

«Nel quarto trimestre del 2011 il prodotto interno lordo (PIL), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2005, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è diminuito dello 0,7% rispetto al trimestre precedente e dello 0,4% nei confronti del quarto trimestre del 2010. La stima preliminare diffusa il 15 febbraio scorso aveva rilevato una diminuzione congiunturale dello 0,7% e una diminuzione tendenziale dello 0,5%».

Lo leggiamo oggi alla voce “Conti economici trimestrali” sul sito dell’Istat, l’Istituto Nazionale di statistica e vuole dire che l’Italia è in recessione. Due trimestri consecutivi con il PIL in calo tecnicamente connotano una recessione.

Giacché la cosa inquieta, il ministro dello sviluppo economico Corrado Passera ha lestamente commentato: «Ci eravamo ripresi ma, come previsto, nell’ultimo periodo siamo entrati in forte recessione. Succede raramente di avere un periodo così prolungato di grande difficoltà economica». A voler essere aulici e riguardosi a oltranza, queste parole vien da accostarle alle sfuggevoli risposte del laforguiano Pierrot fumiste. Se siamo entrati in periodo di forte recessione, significa che non ci eravamo affatto ripresi. Che poi la cosa succeda di rado è una semplice constatazione, per giunta sinistramente cautelativa. Ah, sì. Avevo dimenticato l’ultimo pezzo della dichiarazione, l’immancabile: «Dobbiamo avere il coraggio di attuare riforme profonde e strutturali che liberino le energie del Paese» che in effetti – è incontrovertibile – illumina retrospettivamente il tutto. Non è forse questa fumisteria della più rinomata specie?

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«Nel quarto trimestre del 2011 il prodotto interno lordo (PIL)…». Sulle mura del monumentale Palazzo dell’Istat, in via Cesare Balbo 16, campeggiano in sommità due epigrafi: «NUMERUS RERUM OMNIUM NODUS» e «NUMERUS REIPUBLICAE FUNDAMENTUM».

La prima discende dal VI libro del De re publica di Cicerone, laddove il numero di cui si dice è quello che descrive i rapporti tra le sfere celesti: nulla di mondano, dunque: l’opposto. Riporto il passo ciceroniano per intero, perché credo ne valga la pena: «Illi autem octo cursus, in quibus eadem vis est duorum, septem efficiunt distinctos intervallis sonos, qui numerus rerum omnium fere nodus est», che in traduzione diviene: «Ma quelle otto stelle, tra le quali due hanno medesima velocità, producono sette suoni distinti da intervalli, il qual numero è quasi il nodo di tutte le cose». L’armonia delle sfere: da Pitagora, a Platone, a Dante, il quale si figurò d’averla udita e scrisse: «La novità del suono e ‘l grande lume /di lor cagion m’accesero un disio/ mai non sentito di cotanto acume».

La seconda epigrafe «Il numero è il fondamento della cosa pubblica», è semplicemente un detto, che starebbe qui a significare che senza l’ausilio della statistica la corretta gestione politica di un paese sarebbe impossibile. E sarà, anzi, sicuramente è. E tuttavia… ma lo vogliamo dire che lo stridio tra la meticolosità dei dati raccolti e la fumosità dell’azione annunciata è d’una cacofonia assordante?

A presto.

Edoardo Varini

(12/3/2012)

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