Primo sì del Senato alle unioni civili: esercizi di stile e di faccia di bronzo

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Primo sì del Senato alle unioni civile: esercizi di stile e di faccia di bronzo

Con diversi stili, alla Queneau. Giornalistico: «Oggi, giovedì 26 febbraio 2016, il Senato ha approvato con 173 sì e 71 no (e con i senatori cinquestelle usciti al momento della votazione) il maxi-emendamento che ha interamente riscritto i ddl  Cirinnà, su cui il governo aveva chiesto la fiducia».

Enfatico autoencomiastico, vale a dire renziano: «La giornata di oggi resterà nella storia del Paese: tanti cittadini italiani si sentiranno meno soli. Ha vinto la speranza contro la paura. Ha vinto il coraggio contro la discriminazione. Ha vinto l’amore» (vedi pagina del premier su FB).

Stili a parte, questo governo avrebbe posto, ottenendola, la fiducia sull’amore, che nessuno sa esattamente cosa sia ma che molti ragionevolmente sospettano non sia questo emendamento alle unioni civili a firma di Maria Elena Boschi ed Andrea Orlando.

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Sforbiciata l’adozione del figliastro e l’insana pretesa di equiparare normativamente il matrimonio all’unione civile. Conservati per la nuova “formazione sociale” composta da due uomini o due donne, i diritti patrimoniali, ereditari e previdenziali, i doveri di reciproca assistenza morale e materiale e di coabitazione, esattamente come tra moglie e marito di diverso sesso. Diremo all’antica. Stralciato invece l’obbligo di fedeltà, che moralmente – si sa – fa un gran bene al partner. Ma siamo moderni, perdinci!

Anche nelle coalizioni di governo! Questa fiducia sancisce l’ingresso nella maggioranza del gruppetto di Verdini che almeno stesse zitto – pensano molti dem, tra cui l’ex capogruppo Roberto Speranza, che a fine gennaio aveva detto: «Non abbiamo bisogno dei voto verdiniani, e comunque se Verdini entra nel Pd non c’è più il Pd». E invece il Pd c’è ancora, perché è quella cosa lì: faccia di bronzo.

E allora Speranza oggi sbotta: «Verdini in maggioranza è una roba indigeribile e intollerabile, contro cui faremo ogni cosa. La nostra gente non può capirla». E così facendo svela il classico vizietto dei dirigenti di sinistra di non giudicare mai le cose in sé ma scaricandone la responsabilità sulla propria gente. Che a dire il vero dimostra di avere un gran bello stomaco.

Ma dico anche a voi minoranza dem: ma come fate a restare in un partito il cui segretario vi irride da mane a sera? Ma come diavolo fate?

A presto. 

Edoardo Varini

(26/02/2015)

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