La bellezza incivile della sopravvivenza

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La bellezza incivile della sopravvivenza

Tra i dieci economisti che seguo per tentar di figurarmi gli orizzonti che si prospettano alle economie del mondo, Stefano Fassina, attuale viceministro dell’economia e delle finanze, non c’è, e continuerà a non esserci. Epperò il suo commento al livello record di sommerso (17,4% del Pil) e di pressione fiscale (54%) raggiunto dal nostro paese che di pianger ne ha sempre più donde, è d’una verità da quel pulpito impreveduta, deflagrante: «Senza voler strizzare l’occhio a nessuno, senza ambiguità nel contrastare l’evasione, ci sono ragioni profonde e strutturali che spingono molti a comportamenti di cui farebbero volentieri a meno».

La segretaria confederale della CGIL, di cui peraltro ho massima stima, spiace dirlo ma se attacca è solo per riflesso pavloviano. Nessuna ragione ha di farlo se non un’inveterata abitudine ormai fuori controllo: semplicemente, non conosce la reale impossibilità di tanta parte dei lavoratori autonomi e delle imprese italiane a far fonte agli obblighi fiscali. Che poi ci sia una pletora di furbastri che si lasciano prendere la mano è altro discorso, ma non è di costoro che parlava Fassina.

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Parlava del fatto che in Italia il cosiddetto total tax rate – ovvero il carico fiscale complessivo espresso in rapporto ai profitti commerciali – sui lavoratori autonomi e sulle imprese è del 68,3%, contro una media europea del 44,2%. Il responsabile dell’economia del Pd – lo stesso partito di Fassina – Matteo Colaninno, commenta: «La strategia per l’equità fiscale è una battaglia di giustizia e civiltà».

Sì, concordo, la strategia lo è, ma non l’attuale stato di cose, altrimenti quella strategia a che servirebbe? Se non vi fossero oggettivi problemi di sostenibilità del carico fiscale perché mai le Commissioni della Camera hanno modificato ieri il decreto legge “del fare” in sede di conversione con regole più favorevoli al contribuente? Perché è stata vietata l’apposizione del fermo dei veicoli strumentali dell’impresa o del professionista? Perché l’estensione a 120 rate mensili della scadenza massima delle rateazioni? Perché l’elevazione a 120 mila euro del limite di debito a ruolo oltre cui è ammesso il pignoramento immobiliare? Perché per la decadenza della rateazione prima bastava il mancato pagamento di due rate e ora ne occorrono otto?

Se tutto è così sostenibile perché la morsa si allenta?

A presto.

Edoardo Varini

(26/07/2013)

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