Quando si chiude, quasi non lo senti

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Quando si chiude, quasi non lo senti

Il venerdì nero dei trasporti, il divario retribuzioni/prezzi ai massimi da 17 anni. Gli stipendi invece son minimi da cinque anni in meno: “appena” 12. Un numero enorme per gli italiani che contano i mesi da passare con 1.300 euro di stipendio (a tanto, a tanto poco ammonta la nostra retribuzione media, in sostanziale assenza di sostegni al reddito).

Invertiamo le cifre ed avremo 21, il numero del binario della Stazione Centrale di Milano da cui partirono 20 convogli di deportati per Auschwitz-Birchenau, la cosa più prossima al demoniaco che sia mai comparsa su questa terra.

Domani è il giorno della memoria, il 27 gennaio, il giorno in cui i soldati dell’Armata Rossa abbatterono il cancello del Konzentrationslager (campo di concentramento) situato nelle vicinanze della cittadina polacca di Oświęcim: Auschwitz è il nome tedesco.

Il binario 21 è in realtà un’area situata al di sotto del piazzale dei binari: per giungere ai binari un vagone necessitava di un ascensore che lo sollevasse fino al binario di manovra tra i binari 18 e 19, da cui di fatto partiva. Immagino che il meccanismo elevatore del montavagoni cigolasse non poco: solitamente – prima che quindici idioti in una villa sul lago di Wannsee pensassero che non potendo trasportare tutti gli ebrei in Madagascar occorresse sterminarli – quel montavagoni sollevava un vagone piombato con otto cavalli (piombato significa con finestrini e porte sigillati, chiusi dall’esterno, che non li puoi aprire).

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Calcolando che il peso medio di un cavallo è 4 quintali, stiamo parlando di 3,2 tonnellate. Dopo il 20 gennaio del ’42 il vagone piombato lo riempirono con 100 uomini. Calcolando il peso medio di un uomo 70 kg, quello di una donna di 55 e quello di un bambino 15 (e sì, perché c’erano anche neonati, che non arrivavano a 3 kg), abbiamo 140 kg. Ora, mettiamo che vi fossero 33 uomini, 33 donne e 33 bambini + 1 per fare 100, magari morto prima ancora che chiudessero il vagone, per la calca. Avremo in tal modo 2,3 tonnellate di uomini, 1,65 tonnellate di donne e 495 kg di bambini, in tutto per un carico complessivo di 4,5 tonnellate, vale a dire 1,245 tonnellate in più.

È osceno, vero, esprimersi in questi termini parlando di esseri umani? Bene, la Endlösung der Judenfrage, la Soluzione finale, non fu altro che questo: calcoli. Non è che ci arrivi subito a capire che occorre una concentrazione di 200mg per m3 di acido cianidrico per uccidere un uomo in 10 minuti. Dovrai pur far dei calcoli, no?

E dove le vai a prendere dosi massicce di acido cianidrico pronte all’uso? In un agente fumigante, un pesticida, lo Zyklon B. Sono granuli bluastri di polpa di legno impregnati di HCN. Un chimico questa formula la chiamerebbe “formula bruta”, o “grezza”, composta dai simboli degli elementi chimici. Un chimico, Primo Levi.

Io non sono di quelli che riescono sempre a trovare parole per tutto. Io le parole per questo orrore, per questa vergogna, non riesco a trovarle. Né per l’altra vergogna che ha permesso questo, l’indifferenza.

Racconta Liliana Segre, deportata tredicenne da Milano, proprio da quel binario 21: «A calci e pugni fummo caricati su un camion e portati alla Stazione Centrale. La città era deserta. I milanesi non provarono pietà per noi».

Le parole per dirla, questa laida passeggiata del demonio in terra, forse non ci sono. O forse sono parole lievi, impensabili, a comunicare l’orrore. Sussurrate, probabilmente con sincero amore. Forse il dire: «Vieni a fare colazione» al marito che vede bambini identici al suo, identici, per Dio, identici al suo, presi a calci per strada come cani. Come nemmeno i cani.

Il rumore del cancello del demonio, quello con la scritta «Arbeit macht frei», quando si chiude quasi non lo senti. Come il rumore di un padre, di un marito, di un fratello, di un compagno che si allontana dalla finestra. E si risiede.

A presto. 

Edoardo Varini

(27/1/2012)

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