Sempre, comunque, a battere le mani

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Sempre, comunque, a battere le mani

Il Ftse Mib valica i 20.000 punti con la stessa facilità di José María Jimenez sulle cime dei Pirenei alla Vuelta del ’98. Un anno prima dell’introduzione dell’euro, nel 1999, quella che per noi italiani è stata più che per altri se non una sventura – perché non si può dire – una “scomodità”. Solo noi da quei giorni abbiamo visto ridursi il Pil pro capite, del -3%, a fronte del +20 tedesco, del +10 francese, del +9 spagnolo e perfino del +3 della Grecia. L’anno dopo, nel 2000, il Ftse Mib era a 50.000, ma certo, erano gli anni della bolla di Internet…

Ma nel 2007, prima di questa sempre troppo sottovalutata crisi, l’indice viaggiava a +55% rispetto a oggi, eppure noi qui a battere le mani lungo il ciglio della strada. Sempre, comunque, come scimmie ammaestrate.

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Nessuna riforma strutturale è in vista, la pachidermica macchina statale seguita a trangugiare la stessa spropositata quantità di soldi pubblici, sul mercato del lavoro si cincischia, si tentenna, si va nicchiando con la voce grossa, e a scorgere la differenza tra il fisco e lo sceriffo di Nottingham occorre una vista sempre più fina, perché la cosa che fanno è sempre più la stessa: sottrarre il pane a chi ha perso tutto. Si combatta l’evasione, si vadano a prendere i titolari dei conti fantasma a Madrid della “Lista Falciani”, e la si smetta di depredare i cittadini, l’impresa, il lavoro.

Dice Christine Lagarde, il direttore del Fondo Monetario Internazionale, che: «l’ottimismo è nell’aria, il grande gelo è alle nostre spalle e l’orizzonte è più chiaro».

E mi vengono i brividi. Perché a rendere l’orizzonte più chiaro per alcuni sarà l’intenebrarsi dell’orizzonte per altri, di quelli che sentono bussare alla porta la troika per entrar loro in casa e farla da padrone.

A presto. 

Edoardo Varini

(16/01/2014)

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