Sor Pampurio alle porte d’abisso

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Sor Pampurio alle porte d’abisso

“Perché lascio Goldman Sachs”: è questo il titolo della lettera di dimissioni del direttore esecutivo e responsabile dei prodotti derivati per l’Europa, Greg Smith, pubblicata ieri nell’edizione on line del “New York Times”: 

«Dopo quasi 12 anni – prima, da studente a Stanford, per un internato estivo, poi a New York per dieci anni ed ultimamente a Londra – credo di aver lavorato qui abbastanza da poter comprendere la traiettoria della sua cultura, della sua gente e della sua identità. E posso in tutta onestà affermare che mai l’ambiente è stato tossico e distruttivo come ora».

Non si sa che faccia abbia fatto Lloyd Blankfein, l’amministratore delegato della “Piovra”, la più grande banca d’affari americana, leggendo queste righe. Le parole esatte di Matt Taibi, il giornalista di Rolling Stone che con impeto immaginifico ebbe così a definirla furono: «Un grande vampiresco calamaro avvinto su tutta quanta l’umanità che conficca il suo becco assetato su qualunque cosa abbia l’odore del sangue».

Per chi ha letto Lovecraft, “il solitario di Providence”, non v’è adito a dubbio: questa “cosa” è Cthulhu: «una massa protoplasmatica da cui spuntavano centinaia di tentacoli di diversa grandezza, con una testa che mutava continuamente forma passando da una protuberanza amorfa a un simulacro di testa umana, e da cui spuntava un singolo e malevolo occhio».


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Certamente la definizione è efficace, c’è solo da augurarsi che non sia denotativa. Non si sa che faccia abbia fatto Lloyd Blankfein leggendo le parole di Simth, dicevamo, quella faccia da «Sor Pampurio arcicontento del suo nuovo appartamento», ma sappiamo che si è precipitato – sempre arcicontento – a diffondere un comunicato tra i suoi dipendenti: «Queste dichiarazioni non riflettono il nostro modo di condurre gli affari. Il successo del cliente è imprescindibile precondizione del nostro». Difficile crederlo, quando la tua banca ha venduto ai fondi pensione un prodotto come l’Abacus 2007-AC1, titoli strutturati con sottostante immobiliare da piazzare ai clienti per poi puntarci contro. Novantanove per cento in nove mesi: di perdita, per i clienti, di guadagno, per Cthulhu.

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Nello sguardo di Greg non c’è l’inquietudine di Pampurio Lloyd alla cerca della casa dei sogni come del Graal, di uno cui 80-90-100 milioni di dollari l’anno non bastano. Non ci sono nemmeno opportunismo e viltà. «Per dirla semplicemente, l’interesse dei clienti è continuamente accantonato nel modo della società di operare e di pensare ai soldi. Goldman Sachs è una delle più grandi e importanti banche d’investimento del mondo ed è troppo integrale alla finanza globale per continuare a comportarsi così».

Anche le porte girevoli, le revolving doors, dovrebbero smettere di girare tra la banca d’affari e le responsabilità pubbliche. E invece ruotano incessantemente, come il “gran turbine” del maelström di Poe, spinte dai grossi tentacoli di un’avidità abissale.

A presto. 

Edoardo Varini

(15/03/2012)

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