Sotto macerie di scandali il cadavere della credibilità finanziaria

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Sotto macerie di scandali il cadavere della credibilità finanziaria

Scrive oggi Alessandro Plateroti sul “Sole” che il caso dei bond subordinati della Banca Etruria ed il suicidio dell’anziano risparmiatore che ne è conseguito «mettono in gioco la reputazione del sistema creditizio e finanziario italiano, ma anche la credibilità di authority e governo».

Oddio: ma tutto questo non è più da almeno quarant’anni in gioco. La reputazione del sistema creditizio e finanziario italiano e la credibilità di authority e governo giacciono annosamente sotto le macerie degli scandali finanziari – da Sindona ai fondi neri dei gruppi Eni-Petromin; dal Banco Ambrosiano alla maxi-tangente da 150 miliardi dello scandalo Enimont; dal  crollo dei gruppi Ferruzzi e Montedison ai crack del Banco di Napoli e del Banco di Sicilia, di Cirio e di Parmalat; dalle scalate bancarie dei “furbetti del quartierino” allo scandalo Montepaschi –  che sono rimasti pressoché sistematicamente impuniti.

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E che sempre hanno visto il coinvolgimento e la corruzione della classe politica. Questo è uno specifico nostrano. Altrove è talora capitato. Da noi sempre. È stato questo prevalere del potere sull’imprenditoria il vero cancro dell’economia italiana, ciò che ha cancellato dalla scena internazionale la grande impresa manifatturiera del Paese. Se ti interessa soltanto il potere non ti curi della crescita aziendale, non investi in tecnologia, in sviluppo, in nulla. Questo compito ha cercato di svolgerlo la piccola media imprenditoria, ma è stata ed è taglieggiata da tasse insostenibili. Ed ora siamo qui ad inventarci un’inesistente crescita con una ragionieristica furbata dell’ultim’ora. 

Ora questa cosa la classe politica la deve capire. La ripresa economica passa per una ripresa del sistema produttivo “sana”, fuori da connivenze e logiche clientelari, in cui fattività e visione del futuro prendano il posto dell’ossessione di riempirsi le tasche a scapito delle aziende, dei lavoratori, dell’economia e del paese tutto.

Questo marcio che viene dalla politica deve scomparire. Questa avidità compulsiva, questa coazione a ripetere il furto e il raggiro, questa idea che i soldi di tutti sono di chi ce li ha tra le mani. Perché quelle stesse mani potrebbero – a parer mio dovrebbero – andare a spaccar pietre già domani.

di Edoardo Varini

(11/12/2015)

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