Su pe’ tetti, come i gatti

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«Su pe’ tetti, come i gatti»

 

La Borsa di Milano capitalizza oggi 333,3 miliardi di euro; nel 2007 ne capitalizzava 733,6: più del doppio.  In mezzo la lunga crisi finanziaria scoppiata a fine estate 2007 con i mutui subprime. Un po’ di storia.

La recessione iniziò nel secondo trimestre del 2008, e a darne avviso fu il fallimento di Lehman Brothers: era il 15 settembre. «To big to fail», si diceva: non era vero: il gigante fallì. 613 miliardi di dollari di debiti bancari, 155 miliardi di debiti obbligazionari: la più grande bancarotta nella storia degli Stati Uniti.

Quel fallimento fece perdere alle borse mondiali in un solo giorno 1.200 miliardi di dollari, più dell’intera capitalizzazione della Borsa di Milano di allora. Un paio di mesi prima, nel luglio, l’euro dollaro era arrivato a 1,58. Troppo. Allora si iniziò a parlare di debiti sovrani.

Non si sente dire spesso: ma fu in ragione dei ridotti tassi di interesse imposti dalla BCE per far fronte alla scarsità della domanda interna tedesca, a sua volta frutto di una politica di moderazione salariale e austerità, che i paesi economicamente più deboli – dunque con un elevato livello di inflazione – iniziarono a indebitarsi.

Non gli parve vero: e fu l’euforia dei prestiti, l’indebitamento generale. In Spagna e Irlanda si indebitarono le famiglie, in Grecia lo Stato. Poi fu la volta dell’Italia, anche se era da vent’anni che il debito pubblico italiano superava il 100%  del PIL.

Si prevede che già nei primi mesi del 2012 l’euro dollaro, attestato oggi appena sotto 1.30, scivolerà sotto 1.20, e si dice che tale china non potrà che condurre alla parità. Magari entro l’anno venturo. L’ha ribadito ieri uno che se ne intende, Scott Mather, responsabile della divisione di bond globale presso Pimco.

 «The key point is to juice the economic growth to offset the negative impact from fiscal austerity. Without this, it is hard to see the end of the debt crisis and hard to be bullish on the euro».

Difficile non essere d’accordo, difficile non vedere che il punto chiave è proprio riuscire a combinare la ripresa economica con le politiche di austerità volte ad abbattere il debito. Se per ricevere gli aiuti del fondo europeo occorre tagliare le spese è chiaro che il PIL si riduce.

C’è chi dice che l’uscita dalla crisi coinciderebbe con l’uscita dall’euro, ma è solo perché non s’immagina la corsa agli sportelli innescata dall’impennata della svalutazione che ne sortirebbe. Il debito contratto dai paesi debitori resterebbe comunque in euro, a fronte di una valuta locale svalutata, che è poi come dire che una parte del debito verrebbe ripagata alle calende greche, cioè mai. Perché, come si sa, le kalendas i greci non le avevano.

Ve lo ricordate lo scompiglio provocato in Francia da Papandreou con l’annuncio del referendum sul salvataggio della Grecia, in cui un eventuale “no” avrebbe condotto all’uscita dall’euro? Sai com’è: BNP Paribas ha in pancia 4 miliardi di euro di titoli greci, Société Générale 1,6 miliardi e Crédit Agricole 320 milioni.

E allora, che si fa? Che si fa… Bella domanda. Un accordo intergovernativo per metter mano a una nuova disciplina di bilancio… il potenziamento degli aiuti finanziari… Mi permetto: forse smetterla di pensare che il pareggjo di bilancio sia una meta immediatamente raggiungibile. Lavorarci, certo, fare ogni cosa sia ragionevole e opportuna per riuscirci, ma frattanto non dimenticarsi della sostenibilità, o verranno gli assalti ai forni a ricordarcelo.

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«Ah birboni! ah furfantoni! È questo il pane, che date alla povera gente? Ahi! Ahimè! Ohi! Ora, ora! – s’urlava di giù. Più d’uno fu conciato male; due ragazzi vi rimasero morti. Il furore accrebbe le forze della moltitudine: la porta fu sfondata, l’inferriate, svelte; e il torrente penetrò per tutti i varchi. Quelli di dentro, vedendo la mala parata, scapparono in soffitta: il capitano, gli alabardieri, e alcuni della casa stettero lì rannicchiati ne’ cantucci; altri, uscendo per gli abbaini, andavano su pe’ tetti, come i gatti». (Promessi sposi, Capitolo XII).

«Su pe’ tetti, come i gatti». Che sia veggenza?

A presto. 

Edoardo Varini

(29/12/2011)

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