Superior stabat lupus

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Superior stabat lupus

Ah, quanta verità nelle favole antiche! Ab antiquis poetis fabulae virorum tradebantur.

Avete presente Lupus et agnus di Fedro? Quella che inizia: «Ad rivum eundem lupus et agnus venerant, siti compulsi»? Ora, siccome a differenza di quanto dicono le adorabilmente tetragone professoresse di latino, senza conoscere la lingua di Cicerone si può oggidì vivere benone, ammetteremo che sia meglio farla breve e dare della favola il sunto, o per meglio dire la parafrasi. Ed invitare a un nemmeno troppo arbitrario allegorismo economico-finanziario.

C’è un lupo, che sta più in alto. E molto al di sotto (longeque inferior), un agnello. Ora, chi sta sopra, di certo, economicamente parlando, non è l’Italia. Sarà piuttosto la Germania. Immaginiamoci allora un bel lupone famelico della Foresta Nera. E che da lì dove si trova, cioè dall’alto, dice all’italico agnus di sotto: «Cur inquit turbolentam fecisti mihi aquam bibenti?», «Perché mi hai intorbidato l’acqua che sto bevendo»? In metafora: «Perché, italico agnellino, non hai saputo gestire il tuo spropositato debito che ora a me tocca pagare?». L’agnello – che già l’aveva visto il famelico bestione, già tremava – alza gli occhietti e dice: «Come posso far quello che lamanti, lupo? L’acqua scorre da te alle mie sorsate» («Qui possum – quaeso – facere quod quereris, lupe? A te decurrit ad meos haustus liquor»).

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Ma sì, lo so che fino a prima dell’ultimo governo Andreotti il nostro paese ha speso assai più di quanto incassasse, lo so che il debito pubblico è stato fatto per via della spesa sociale (e degli sprechi, va là) e tuttavia: chi è stato il primo a sforare per tre anni il rapporto tra deficit e PIL fissato dal Patto di stabilità europea al 3%? La Francia poi nel 2009 arriverà addirittura al 7,5%! Non è stato forse questo cattivo esempio a conferire una sorte di legittimazione ai “pigs” a fare altrettanto? «Ma se il cattivo esempio arriva da te a me?» dice l’italicus agnus («A te decurrit ad meos haustus liquor»).

Il lupo si incazza un pochettino – tipo i francesi della canzone di Conte alla vittoria di Bartali del Tour del ’48 – perché la verità a volte è fastidiosa e allora il lupus germanicus replica inventandosi un’altra pretestuosa accusa lì per lì: «Sei mesi fa hai parlato male di me». Chiuso, finita qui. «Ma se non ero ancora nato!» dice il piccolino. «Ma se l’avete fatto anche voi? Prima di noi, di far finta di niente quando avete sforato!». «Per Ercole! Tuo padre ha parlato male di me!» Gnam! «Atque ita correptum lacerat iniusta nece». Questa non la traduco, fa troppa paura.

A presto.

Edoardo Varini

(30/01/2012)

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