Tender blue boy

alt

Tender blue boy

È tutto in una canzone che scrisse Nina Simone quando aveva vent’anni, e che oggi canta Diana Krall come nessuno forse ha mai cantato, nemmeno Nina. La canzone è Little Girl Blue, un moderno esempio di quodlibet: più melodie congiunte dal contrappunto. Un tipo di composizione che troviamo al termine delle Variazioni Goldberg di Bach e nel Galimathias Musicum. Un  clavicembalo, due oboi, due fagotti, due corni e archi, i giocattoli di un decenne, Mozart.

«Why won’t somebody send a tender blue boy, to cheer up little girl blue», «Perché nessuno manderà un tenero ragazzo triste a consolare la piccola ragazza triste». Solitamente è così, nella vita, è così. Bisogna consolarsi da soli.

I blue boys sul campo dello Stadio Centrale di Kiev, ieri notte, dunque, sono stati proprio fortunati. Perché loro qualcuno che li consolasse, il tender blue boy, l’hanno trovato. Sempre lui, il nostro premier, il capostipite dei Super Mari. «Hanno fatto una grande impresa: è stata una finale tra due squadre fortissime, una più forte dell’altra».

Perdere 4-0 senza mai entrare in partita è stata una grande impresa. Ma perché sempre questa idea che il rispetto delle persone possa prescindere dal rispetto della realtà? La realtà è che senza una pietosa svista dell’arbitro sullo smash di Bonucci le pappine sarebbero state 5. La realtà è che perdere più di quanto abbiamo perso ieri sera è impossibile.

alt

Gli ammazzasette pallonari dell’altrieri, prefiche dell’oggi, lo sanno bene e non cercano scuse, a partire dal capitano: «Non c’è mai stata partita» e dall’allenatore: «Eravamo cotti». Quasi come le Borse, che oggi vanno cercando il rally post vertice confermativo della bontà delle misure prese dal Consiglio Europeo nella notte di venerdì scorso per contrastare la crisi. Quando il tutto si regge, badate bene, sull’introduzione di qualcosa i cui contorni sfumano irrimediabilmente nell’improbabile, quasi come una vittoria dell’Italia ieri sera: la vigilanza europea unica sulle banche.

Secondo me la Merkel al vertice UE del fondo salva stati ha vinto più delle furie rosse ieri sera. Basti pensare che l’attivazione dell’intervento del Fondo salva-stati non sarà automatica per nulla. Non basterà essere un paese indebitato. Si dovrà prima sottoscrivere un protocollo d’intesa con la Commissione Europea. E in questa intesa saranno previsti gli stessi tagli alla spesa pubblica e lo stesso aumento impositivo che ci fanno piangere oggi. Come Balotelli.

E tuttavia una certezza l’abbiamo. Che, intervistato, Mario Monti dirà: «Ora i ragazzi sono un po’ depressi. Ma capita nella vita di un paese. Noi italiani sappiamo uscirne fuori».

Ma la apprezzate fino in fondo la fortuna di avere un così tender blue boy che viene sempre a consolarci?

A presto.

Edoardo Varini

(02/07/2012)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *