Tim, il Graal e i monasteri d’Irlanda

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Tim, il Graal e i monasteri d’Irlanda

Apple è ancora la società privata con maggiore capitalizzazione di mercato di sempre, 320 miliardi di euro, davanti al colosso del petrolio Exxon Mobil (311 miliardi), a Google (246 miliardi) e a Microsoft (216 miliardi). Apple però, per aumentare la remunerazione dei propri azionisti, non fa ricorso a questa montagna di ricchezza ma si indebita, lanciando un mega bond in sei tranche da 17 miliardi di dollari. La qual cosa sembra dapprima un mistero, ma come sempre accade ai misteri, non lo sono affatto e anche questa cosa dal misterioso sembiante una spiegazione, nei fatti, la trova. 

La spiegazione è che i capitali sono all’estero e rimpatriarli vorrebbe dire pagarci le tasse. Non pare questa cosa molto gradita ai vertici. Questo almeno secondo l’indagine parlamentare appena conclusasi, che accusa la società di Cupertino di avere eluso tasse – tra il 2009 e il 2012 – per 74 miliardi di dollari. «Apple non si accontenta di spostare i suoi profitti nei paradisi fiscali offshore, cerca l’esenzione totale, pretende di non avere residenza fiscale da nessuna parte»: queste sono state le parole esatte del senatore democratico Carl Levin, presidente della commissione d’inchiesta. Ha scomodato persino le leggende arturiane: «Apple sought the Holy Grail of tax avoidance», «Apple ha cercato il Sacro Graal dell’elusione fiscale».

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Conveniamo che qui di sacro c’è ben poco, ed è forse vero che la coppa del Graal fu intagliata in uno smeraldo staccatosi dalla corona di Lucifero durante una rissa con gli angeli. Dev’essere avvenuto rudemente, rapidamente, come la decollazione del Battista in Caravaggio.

Oggi il ceo della mela, Tim Cook, nella sua deposizione al Congresso cercherà di uscire dall’imbarazzo presentando proposte volte ad incoraggiare le aziende statunitensi a riportare i profitti in patria, l’esatto contrario di quanto pare finora aver fatto. 

“Apple Operation International” si chiama l’organizzazione che controlla la rete di vendita, ed ha sede in Irlanda e la legge irlandese prevede che le tasse si paghino lì, anche se i computer li vendi a Singapore. Ma dal momento che ciò è in contraddizione con la legge statunitense, che prevede le imposte vengano versate nel luogo di residenza, per non sbagliare e non stare a spendere troppo in consulenza qualcuno in Apple ha deciso di non presentare dichiarazione in nessun luogo.

Forse Tim era inconsapevole del suo peccato, esattamente come il Perceval di Chrétien. E Levin dopo la deposizione gli risponderà per certo con le stesse parole dello zio di Perceval: «È vero, mio caro nipote, ma ora ascolta: se hai pietà della tua anima, pentiti nell’intimo del cuore, e per penitenza vai al monastero prima che ogni altro luogo ogni giorno, e ne avrai vantaggio, e non lasciare per nessuna ragione se tu sei in un luogo dove c’è un monastero, cappella o parrocchia, di andare quando suona la campana». Fortuna che in terra d’Irlanda di monasteri e cappelle e parrocchie ce ne sono un sacco. 

A presto. 

Edoardo Varini 

(21/05/2013)

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