Tra vocali e mantidi come B52

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Tra vocali e mantidi come B52

Devo confessarvi che durante il weekend non ho avuto mai, nemmeno per un istante, il fiato sospeso per gli effetti dei declassamenti a raffica della stria Standard & Poor’s. Ad oggi, ad ora, la piattezza dei mercati parrebbe confermare. Tutto talmente scontato, del resto.

Tra un mese arriverà – e certo: anche lei a cavallo di una scopa – l’altra strega, Fitch, e farà esattamente la stessa cosa, che è poi la sola cosa che sanno fare le streghe: “stregare”, per l’appunto. Nel dialetto della mia terra propiziare un evento nefasto si dice ancora “strià l’aria”, “stregare l’aria”.

“Strega” etimologicamente deriva da “strix”, immaginario rapace notturno che si diceva succhiasse sangue ai bambini. Insomma, semanticamente andiamo dal barbagianni al vampiro, e comunque a qualcosa di notturno, rapidissimo negli spostamenti (può volare) e che spaventa.

E che grida, che “stride”. E che forse se non emettesse quel grido acuto nemmeno farebbe tanta paura. Insomma, è proprio quel grido, quell’anticipo sonoro di disgrazia, l’atto dello stregare stesso.

È difficile dire che non sia esattamente questa la pratica delle tre grandi agenzie di rating. Come è difficile negare che si muovano nell’ombra, dal momento che sulla base di quali stime siano state declassati, in una sola serata, nove governi dell’area euro nessuno lo sa. Pensate soltanto che in base ai consueti metodi di analisi del debito di S&P, l’Irlanda dovrebbe avere AA e invece ha avuto BBB+, come l’Italia. Mi piacerebbe anche conoscere le vere competenze ed anche l’età media di questi autorevoli analisti del debito. Così, giusto per curiosità. Tanto per sapere.

Mi fa anche sorridere la visione di un Sarkozy che fino a un mese fa diceva che se avesse perso la tripla A sarebbe morto ed ora invece si scopre vivo e forse bofonchiante rancoroso il primo verso delle Voyelles di Rimbaud: «A noir, E blanc, I rouge…». «A nero», mai fu più vero per un francese dai tempi del poeta veggente.

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E quando penso a queste tre streghe seminatrici di angoscia mi sovvengono gli insetti giganti dei film di fantascienza anni ’50. In particolare la mantide omicida del film omonimo, parte di un ciclo di “lungometraggi” – termine che forse non sento più da allora – di fantascienza presentati da Fruttero e Lucentini alla televisione svizzera nei tardi anni Settanta. Ricordo del film la frase e l’espressione attonita di un colonnello stelle e strisce: «È grande come B52, non so se riusciremo a fermarla». Che uno diceva a se stesso, soltanto a vedere la faccia basita del colonnello e pensando all’insicurezza dei primi caccia a reazione, affiancati magari anche da un bel paio di Thunderbolt a elica della guerra del Pacifico: «Ma… occhio e croce, mi sa proprio di no».

Carlo Fruttero è morto ieri nella sua casa di Castiglione della Pescaia. È lì che da quasi vent’anni trascorro la seconda metà di luglio. Non sapevo che avrei potuto incontrarlo sul lungomare. Lo so ora, che non posso più. Ma vorrei dirgli che gli sono grato, per avermi insegnato la lieve ma incomprimibile urgenza delle parole esatte e che le cose stanno spesso “in altro modo”. E che questo scarto tra ciò che supponiamo essere e poi non è non ha nulla a che vedere con una disgrazia, con le streghe. E ha invece forse molto a che vedere con la nostra fortuna.

A presto

Edoardo Varini

(16/1/2012)

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