Una bizzarra, smodatamente aziendale e gerarchica idea di democrazia

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Una bizzarra, smodatamente aziendale e gerarchica idea di democrazia

Il giorno prima dai la libertà di voto, il giorno dopo punisci con 150 mila euro di multa chi disobbedisce. Strana idea di democrazia quella di Casaleggio e Grillo. Insolita concezione di indipendenza intellettuale. Piuttosto manifesta trasformazione di un gruppo di uomini liberi – attraverso un’appartenenza – in gregge. Non è difficile. Ci sono un sacco di sette che lo fanno, ogni giorno.

«Il candidato accetta la quantificazione del danno d’immagine che subirà il M5S nel caso di violazioni dallo stesso poste in essere alle regole contenute nel presente codice e si impegna pertanto al versamento dell’importo di 150mila euro, non appena gli sia notificata formale contestazione a cura dello staff coordinato da Beppe Grillo e Gianroberto». Così si legge in un documento di tre pagine illustrante un decalogo che la deputata Roberta Lombardi ha fatto firmare ai candidati delle amministrative di Roma.

È del tutto palese che si tratta di un documento giuridicamente impugnabile, perché commissaria di fatto sia i consiglieri eletti sia il candidato sindaco M5S, che alla propria coscienza e libertà di opinione dovranno sostituire l’altrui. La trasformazione di uomini in burattini, in automi.

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L’articolo 9b prevede la seguente sanzione: «Il sindaco, ciascun assessore o consigliere assumono l’incarico etico di dimettersi qualora sia ritenuto inadempiente al presente codice, con decisione assunta da Beppe Grillo o Gianroberto Casaleggio o dagli iscritti M5S mediante consultazione online», ovverosia mediante un cosa che non può controllare nessuno. E saranno sempre i due diarchi, tramite il loro staff, a vagliare le proposte di nomina dei collaboratori.

Ma c’è anche una parte commerciale, nemmeno troppo nascosta tra le righe, e sta nell’articolo 4b: «Lo strumento ufficiale per la divulgazione delle informazioni e la partecipazione dei cittadini è il sito www.beppegrillo.it/listeciviche/roma», cioè tutte le informazioni dovranno passare dal sito proprietario, e così facendo a spartirsi gli introiti pubblicitari saranno sempre i diarchi.

È del tutto evidente che chi ha ideato e messo in atto questo illiberale controllo del movimento non ha una visione democratica della politica. È del tutto evidente che il Movimento 5 Stelle non è un movimento popolare ma l’espressione di un ristretto gruppo di potere che impiega sistematicamente tecniche di persuasione e coercizione verso i suoi membri.

A presto.

Edoardo Varini

(09/02/2016)

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