Velluto blu in lavanderia

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Velluto blu in lavanderia 

Quando ho letto sul Corriere odierno il titolo “La grande famiglia dei dipendenti Siae. Quattro su dieci legati da parentela” non ci volevo credere. Quando ho letto il sottotitolo “Stipendio di 64 mila euro e benefit: bonus lavanderia e di penna”, be’, non nascondo che all’incredulità è subentrata un’attonita curiosità.

Dopo il quarto giorno passato fuori sede, il dipendente SIAE, che di ragioni per andare fuori sede non dovrebbe averne poi molte – con tutto quell’immaginario, salgariano viaggiare dell’animo tra belle lettere e suggestioni video-musicali – il dipendente SIAE, dicevo, se porta i pantaloni in lavanderia gli scatta un’indennità in busta paga di 10 euro e 91 centesimi. Perdonate l’anacoluto ma rendeva.

Voi conoscete lavanderie dove un lavaggio di pantaloni costa tanto? Non sono molto pratico di lavanderie, di solito ci va mia moglie, ma se la memoria non mi inganna già per pagarlo 5 devi essere un fenomeno. Vabbè che saranno i pantaloni dal grande risvolto del flaubertiano Bouvard… No, di Bouvard devo dire di più. Cioè, faccio dire il maestro Gustave:

«L’aspetto amabile di Bouvard affascinò subito Pécuchet. I suoi occhi azzurrognoli, sempre socchiusi, sorridevano nel suo volto colorito. I pantaloni [eccoli!] con un ampio risvolto, che si svasava in basso sopra delle scarpe di castoro, modellavano il suo ventre e facevano sbuffare la camicia all’altezza della cintura».

Dunque 5 euro di stiratura di risvolto, almeno. Ma non basta. Scopriamo poi che 527 dei 1.257 assunti a tempo indeterminato sono parenti di dipendenti o ex dipendenti. Scopriamo che lo stipendio dei dirigenti è 158.000 euro ed io non riesco proprio ad immaginare nulla di complesso nella gestione di una società la cui unica attività consiste «nell’intermediazione per la gestione dei diritti d’autore. La SIAE concede quindi le autorizzazioni per l’utilizzazione delle opere protette, riscuote i compensi per diritto d’autore e ripartisce i proventi che ne derivano». Ditemi voi come può un ente simile accumulare 124 milioni di perdite operative in soli quattro anni, tra il 2006 ed il 2010, per non parlare degli 800 milioni di debito che alcune associazioni di editori ed autori sostengono la SIAE abbia verso i propri iscritti.

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Forse perché è maldiretta e gestita in base ad ingiustificati ed economicamente insostenibili privilegi? Tipo quella borgesiana “indennità di penna” mensile di cui diceva il sottotitolo, da 53 a 159 euro, a beneficio di ogni dipendente per essere passato dal calamaio al computer? Potrei continuare, all’infinito, perché la sfacciataggine è infinita, esattamente come la bêtise, la stupidità.

Scrive ancora Flaubert in Bouvard e Pecuchet: «Oppure si chiudevano a doppia mandata, Bouvard ripuliva il tavolo, metteva davanti a sé della carta, immergeva la penna, e restava con gli occhi fissi al soffitto, mentre Pécuchet in poltrona meditava con le gambe dritte e la testa bassa». Non sono mai stato in ufficio SIAE, ma dopo questa lettura, ne ho motivo?

Due parole infine sul commissario straordinario della SIAE, il critico cinematografico Gian Luigi Rondi, classe 1921. Io me lo ricordo quando eravamo entrambi molto più giovani, quasi trent’anni fa. Ventisei, per l’esattezza, perché era il 1986. Gian Luigi era all’epoca direttore della Mostra del Cinema di Venezia. Bene: riuscì ad escludere dalla selezione Velluto blu di Lynch sostenendo che il nudo di Isabella Rossellini gettava fango sulla memoria dei suoi genitori.

Ve l’ho detto, dirigere la SIAE è roba da fenomeni. Devi pagare il lavaggio di un pantalone 10 euro e 91 e non capire che Velluto blu è un capolavoro.

A presto. 

Edoardo Varini

(26/06/2012)

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