L’umano animalizzato e l’animale umanizzato: un confronto tra “Maria Giuseppa” e “Mani” di Landolfi

alt

1. Introduzione


1.1 Gli animali in Landolfi

L’interazione con gli animali è un aspetto che nella produzione di Landolfi si manifesta fin dal testo di esordio, il Dialogo dei massimi sistemi (1937). In Night must fall, al termine della raccolta, il narratore esprime al riguardo precise considerazioni:

«A proposito: mi rimproverano spesso di occuparmi troppo di animali. “Finirai coll’occuparti della gallina” mi ha prevenuto un amico, adottando un bel singolare collettivo. Ora, a parte il detto del saggio indiano che “merita qualche attenzione…” con quanto segue, e senza voler fornire soverchi chiarimenti, l’ho pur mo’ confessato che gli animali sono il mio prossimo, sicché non è meraviglia che con essi facillime congreger. In conclusione mi occuperò, sì, e presto per giunta, della gallina: da queste pagine lo dichiaro ormai apertamente a chiunque voglia sentirlo».[1]

La presenza degli animali, nella produzione di Landolfi, è visibile già nel Dialogo. Gli esempi da fare in questa direzione sarebbero numerosi, e si situerebbero in tutto l’arco della sua produzione. Ma per non allontanarci troppo dalla raccolta d’esordio (come Landolfi scrive: “e presto per giunta”) basti pensare a Gurù, la donna-capra de La pietra lunare; o alla “scimia” Tombo in Le due zittelle; o alla belva cosmica di Cancroregina ecc. D’altra parte, che questo sia un tema ben presente nell’opera di Landolfi lo conferma il profondo interesse mostrato dalla critica che, infatti, vi si è largamente dedicata. Ai numerosi studiosi cimentati nell’analisi corrisponde una molteplicità di punti di vista, secondo cui, sinteticamente, la comprensione dell’animale può essere vincolata alle vastissime influenze letterarie dell’autore; o sondata attraverso la psicanalisi; o intrecciata alla crisi del linguaggio: ogni analisi particolare (a cui rimandiamo in bibliografia) è naturalmente frutto dell’applicazione di strumenti diversi e di prospettive soggettive.[2]

alt

1.2 Le metamorfosi in Maria Giuseppa e Mani

Intendo focalizzarmi su un aspetto particolare della presenza degli animali in Landolfi, e cioè sull’ambivalenza dell’ “animale” stesso che, nel contempo, mostra di partecipare a due nature: una umana, l’altra animale. Il processo che è alla base di quest’ambivalenza è il meccanismo della metamorfosi (altro tema costante nella produzione landolfiana); e nel Dialogo dei massimi sistemi i personaggi che più mi sembrano contraddistinti dalle due nature (e quindi soggetti a metamorfosi) sono, per l’appunto, un essere umano e un animale: Maria Giuseppa e il topo protagonista di Mani. La prima, considerata dal protagonista maschile ora un animale ora una donna, la definisco “umana animalizzata”; il secondo che, dopo la propria morte, è gradualmente trattato dal protagonista come un essere umano, lo chiamo “animale umanizzato”. Se in Maria Giuseppa la metamorfosi della donna è continua e instabile tanto da occupare l’intera vicenda, in Mani la metamorfosi del topo, lenta e graduale, agisce nel protagonista (anche fisicamente) soltanto dopo la morte dell’animale, occupando quindi la seconda parte della vicenda. È bene ricordare, infine, che entrambe le metamorfosi avvengono solo nella mente del protagonista (cioè Giacomo in Maria Giuseppa e Federico in Mani).

Il mio obiettivo, quindi, è mostrare, attraverso due esempi tratti dal Dialogo dei massimi sistemi, in quale modo funzioni il meccanismo delle metamorfosi e, attraverso precisi riferimenti testuali, capire come queste agiscano sulla psiche dei protagonisti maschili.

Lorenzo Dell’Oso


Saggio presentato al termine del corso di “Letteratura italiana moderna e contemporanea (c.p.)” tenuto dalla prof.ssa Clelia Martignoni, nell’a.a. 2011/2012, presso l’Università di Pavia (corso di Laurea specialistica in Filologia Moderna).

[1] T. LANDOLFI, Dialogo dei massimi sistemi, Milano, Adelphi, 1996, p. 187. Da qui in avanti, in tutte le citazioni, i corsivi sono inseriti da me.



[2] Alcuni lavori fondamentali sul bestiario landolfiano sono quelli di G. IOLI, Il bestiario poetico di Tommaso Landolfi, in “Rapporti”, sett.-dic. 1981; G. PANDINI, Ipotesi per un bestiario landolfiano, in Le lunazioni del cuore. Saggi su Tommaso Landolfi, a c. di I. Landolfi, Firenze, La Nuova Italia, 1996, pp. 275-87. E. BIAGINI, A. NOZZOLI, Bestiari del Novecento, Roma, Bulzoni, 2001; S. LAZZARIN, Parole-vitizzi: bestiario e onomastica di Tommaso Landolfi in “Studi novecenteschi”, Pisa, vol. 74, No. 2, 2007; P. TRAMA, Animali e fantasmi della scrittura. Saggi sulla zoopoetica di Tommaso Landolfi, Roma, Salerno Editrice, 2007. Un ragguaglio dei principali contributi sul bestiario landolfiano si trova in C. SPILA, Elementi del bestiario landolfiano: il cane in Cento anni di Landolfi, Atti del convegno, Roma, 7-8 maggio 2008 a c. di S. Cirillo, Roma, Bulzoni, 2010, pp. 291-8.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *