Terza puntata. Ostium e Limen

Prima di analizzare l’antropomorfizzazione della porta in Plauto, permettetemi di annoiarvi ancora con un paio di notazione etimologiche, indispensabili, però, a una corretta comprensione del fenomeno.

Allora. Continuiamo. La parola OSTIUM deriverebbe da OS (che oltre a voler significare bocca, faccia, sta ad indicare l’apertura in genere), senza dubbio antico (di ascendenza indoeuropea), dal momento che il letto-lituano presenta lit. ustas e ustà, lett. uostos, uosta e il russo ustije. Il tema os- si ritrova nell’ittito ais, gen. issas (“bocca”). In seguito si attestano: ved. asah; gath. asa (grafia errata per anha), san. as(i)yam, loc. asàn, asanì.

OSTIUM equivale all’entrata, all’apertura. Può indicare (e si riscontra sovente) la bocca di un fiume (si pensi a Ostia, nome del porto di Roma, o all’Ostia Tiberina “bocca del Tevere”, nel senso di ‘foce’). Volendo restringere il significato, potremmo intendere OSTIUM (come suggerisce sempre Mazzoli) come il nostro “uscio”.  I latini, infatti, come si desume in Plauto Mil.329 e Stich.449, distinguevano il rectum ostium dall’ostium posticum, la porta principale dalla porta posteriore di una qualsiasi abitazione. Tuttavia, nella lingua latina, è possibile leggere così come IANUA, di un ACHERUNTIS OSTIUM (Plauto,Trin.525) o di un’OSTIA DITIS (Virgilio,Georg.467). La spiegazione è sottile ma fondamentale. Se l’Inferni Ianua dell’Eneide sta a indicare il passaggio sacro e obbligato dell’Oltretomba, con tutta l’importanza spirituale che ne consegue, l’ACHERUNTIS OSTIUM altro non è che l’ingresso fisico e materiale di un luogo determinato, per l’appunto l’Acheronte. In altri termini, l’OSTIUM è una lettura di ‘primo livello’ (fisica e materiale), la IANUA ‘di secondo livello’ (spirituale e morale).

Incerta permane l’etimologia di LIMEN. È assodata l’esistenza di uno stretto legame con il sostantivo LIMES (tr. limite, confine, ma anche sentiero, strada). Ma da dove deriva quest’ultimo? L’osco liìmìtù “limitum” potrebbe essere penetrato nel latino. La relazione che spesso è intravista con l’aggettivo LIMUS (tr. obliquo, di traverso), come dichiarano, oltre a Mazzoli, anche Ernout e Meillet, non è più inammissibile, ma rimane fortemente dubbia.

Più che “porta” in senso stretto, LIMEN equivale alla soglia. Indica il limitare, anche da un punto di vista architettonico: come dichiara Plauto Merc.830 “limen superum inferumque”. Proprio a causa della sua specificità, la curva dell’uso di LIMEN, per lo meno in Plauto, è alquanto scarsa (9 occorrenze), se non unica nell’opera terenziana (una sola occorrenza).

Bene. Ormai siamo pronti. Abbiamo assodato le basi che ci permetteranno di entrare nel mondo dell’antropomorfizzazione. Abbiamo la chiave. Forza: entriamo.

Lorenzo Dell’Oso

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