La bomba

La bomba

 

Ancora e ancora

ricomincia a fluire

e scorre potente

ridendo questa volta.

Amando e amando

e il tic tac che senti è proprio lei

la bomba che hai con te

nascosta

sotto il capotto

immersa

nella nebbia

sempre più rada

laddove il lastricato ha preso il posto della piazza

e gente diversa s’accalca.

La tua bomba si carica ad ogni passo

sfrega la lana il cotone

pesa ogni passo di più

aumenta il suono il peso i rumore dei passi l’angoscia degli sguardi addosso

passi svelti

e la bomba sta per

e tu l’hai con te da tanto e vorresti regalarla buttarla darla lasciarla

freme sotto di te

ha d’accendere? ed è un sussulto da non credere e tutta paura sprecata

infilarsi svelti al riparo dalla nebbia

e il calore sul viso la gente che passa senza troppi colori

tu tu tu tu.

Non puoi lasciarla, no non puoi

e non c’è fortuna imperatrix che tenga

la tua bomba sei tu

non puoi lasciarla

senza lasciarti

e non lo vuoi vero questo? vuoi tenerti stretto fino alla fine

fino alla fine

del tic tac

fina all’attimo di silenzio che precede.

Fotografia sorridi tutto si ferma.

 

***

 

 

Canzone quasi d’amore

F. Guccini – 1976

 

Non starò più a cercare parole che non trovo

per dirti cose vecchie con il vestito nuovo,

per raccontarti il vuoto che, al solito, ho di dentro

e partorire il topo vivendo sui ricordi, giocando coi miei giorni, col tempo…

 

O forse vuoi che dica che ho i capelli più corti

o che per le mie navi son quasi chiusi i porti;

io parlo sempre tanto, ma non ho ancora fedi,

non voglio menar vanto di me o della mia vita costretta come dita dei piedi…

 

Queste cose le sai perché siam tutti uguali

e moriamo ogni giorno dei medesimi mali,

perché siam tutti soli ed è nostro destino

tentare goffi voli d’ azione o di parola,

volando come vola il tacchino…

 

Non posso farci niente e tu puoi fare meno,

sono vecchio d’ orgoglio, mi commuove il tuo seno

e di questa parola io quasi mi vergogno,

ma c’è una vita sola, non ne sprechiamo niente in tributi alla gente o al sogno…

 

Le sere sono uguali, ma ogni sera è diversa

e quasi non ti accorgi dell’ energia dispersa

a ricercare i visi che ti han dimenticato

vestendo abiti lisi, buoni ad ogni evenienza, inseguendo la scienza o il peccato…

 

Tutto questo lo sai e sai dove comincia

la grazia o il tedio a morte del vivere in provincia

perché siam tutti uguali, siamo cattivi e buoni

e abbiam gli stessi mali, siamo vigliacchi e fieri,

saggi, falsi, sinceri… coglioni!

 

Ma dove te ne andrai? Ma dove sei già andata?

Ti dono, se vorrai, questa noia già usata:

tienila in mia memoria, ma non è un capitale,

ti accorgerai da sola, nemmeno dopo tanto, che la noia di un altro non vale…

 

D’ altra parte, lo vedi, scrivo ancora canzoni

e pago la mia casa, pago le mie illusioni,

fingo d’ aver capito che vivere è incontrarsi,

aver sonno, appetito, far dei figli, mangiare,

bere, leggere, amare… grattarsi!

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