Arrivano i nostri

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di Paolo Rossi

Come diceva Flaiano, la situazione è grave ma non è seria.

Passata la tornata elettorale nella quale tutti hanno vinto e nessuno ha perso, o meglio, tutti dicono che ha perso solo Renzi. Che sarebbe invece il vincitore. Ma siccome non ha vinto dove poteva vincere e ha perso dove poteva perdere allora ha perso. E qui si piega matematica e logica al proprio interesse di bottega. Di questo non ci occuperemo perché vogliamo rimanere neL campo della logica e del buon senso.

La tornata elettorale ha comunque dato la stura a movimenti e riposizionamenti all’interno della maggioranza. Segnali di disturbo, piccole ripicche tipiche della sproporzione tra la forza elettorale di un partito e la sua presenza in maggioranza. Esempio lampante è la fuoriuscita dei due Mauro (chi?) dalla maggioranza. Ma siccome il limite del ridicolo è veramente labile ecco, immediato, il soccorso al vincitore. Verdini lascia il suo padrone perché ormai escluso dal nuovo gineceo che bada al povero Silvio e si trasferisce armi e bagagli nel recinto della maggioranza. E via, altro giro, altro regalo siore e siori!

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Il tutto mentre si scopre che la capitale d’italia è stata governata dai burattini manovrati da Buzzi e Carminati e, alcuni dei complici politici dello scempio, chiedono la testa di quello che, con sublime sprezzo del pericolo, si sta adoperando per far sembrare Roma una città normale. Ma il problema è che la città è sporca.

Quello che lascia interdetti è che, quando si scopre un problema si pretende che la soluzione sia trovata in due secondi e che gli effetti taumaturgici si dispieghino, come per magia, all’istante. In modo che poi si abbia il tempo di abbaiare al prossimo problema.

Vorrei chiudere questa breve nota con una piccola notazione narcisistica: vasta eco ha suscitato l’uscita dell’omonimo Umberto, sul ruolo dei social. Il venerato Maestro ha detto che i social danno voce a legioni di imbecilli. E che parole che di solito si dicono al bar dopo alcuni bicchieri hanno più risalto del pensiero di un premio Nobel. Per i cinque lettori di queste righe sono parole che hanno già letto in forma meno incisiva alcune settimane fa. È bello sapere di essere fra cotanto senno. Ad maiora.

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