Il diavolo e l’acqua santa

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di Paolo Rossi

Lasciamo perdere la tragedia Germanwings. Tutti hanno detto di tutto. Resta ancora molto da sapere e da capire. E lasciamo perdere la solita fibrillazione politica interna. Spettacolo di emotività inutile degno delle platee adolescenziali dei talent. Gente che si straccia le vesti (metaforicamente ovvio), che grida alla fine della democrazia, aizzata da domatori di talk show alle prese con share condominiali. Landini farà un partito? Intanto continua a fare il sindacalista che, per alcuni, è meglio che lavorare. La minoranza pd, dopo aver scoperto che in democrazia la maggioranza vince e decide, si trova di fronte al dilemma buridaneo di andarsene a non contare nulla fuori dal Pd o restare a non contare nulla nel Pd. Berlusconi candidato sindaco di Milano è una barzelletta che ha fatto ridere persino l’accigliato Salvini.

Ma la notizia che mi ha più stuzzicato in questi primi giorni di ora legale è questa: Alex Schwazer sarà allenato da Sandro Donati. Di Schwazer abbiamo già parlato, talento enorme mal gestito da se stesso e da quelli vicino a lui. Lo sprofondo dell’epo, quattro anni e poldo di squalifica. Insomma l’ultimo diavolo uscito dall’inferno dello sport iperprofessionistico e cinico. Sandro Donati è il suo opposto.

Consulente WADA e di Libera, allenatore ostracizzato dall’atletica italiana per la sua trentennale opposizione a certi metodi e scorciatoie per ottenere risultati, autore nel 1989 di un libro intitolato Campioni senza valore, praticamente sparito dagli scaffali (girano fotocopie su alcuni forum in rete) in cui elenca le malefatte dell’atletica italiana  nella “costruzione” di alcuni suoi celebrati campioni e nella “costruzione” di certi risultati e dei metodi di uno dei suoi massimi dirigenti, Primo Nebiolo, dominus dell’atletica italiana e mondiale per un ventennio.

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Bene, questa notizia suscita in alcuni gruppi su fb un dibattito molto vivace e, per una volta, ben argomentato, civile. La prima notazione è che se una persona, nell’ambiente unanimemente ritenuta integerrima come Donati, decide insieme al professor D’Ottavio, chimico e già membro della commissione antidoping del ministero della salute, di seguire il reprobo Alex nella sua preparazione alle olimpiadi di Rio, vuol dire che ha avuto delle rassicurazioni molto convincenti dall’atleta. Quindi tutti i risultati che otterrà da qui in avanti saranno puliti.

Ricordiamo che la marcia di alto livello ha visto cadere nella rete del doping alcuni fra i suoi campioni di punta (russi nello specifico) e che è una specialità veramente fachiresca e, in più, sottoposta all’azione dei giudici di gara che possono squalificare atleti per irregolarità del gesto tecnico, cosa che può vanificare anni di lavoro se uno di questi ufficiali di gara “sbaglia”.

La pressione su un atleta di vertice in questo sport può essere veramente forte, quindi, a fronte di guadagni che compensano parzialmente sforzi e fatica. Chi si oppone porta ad esempio la carta etica della Fidal, gli atleti della nazionale italiana hanno l’obbligo di firmarla, che specifica che chi è stato squalificato per doping non è più degno di indossare la maglia della nazionale di atletica. Quindi il buon Schwazer non sarebbe degno di indossare la canottiera azzurra (o bianca). Ma qui il discorso si allarga: chi si dopa deve essere squalificato a vita? Se no, una volta tornato, come vanno considerati i suoi risultati? Non è questa la sede per dirimere questa questione.

Sarebbe bello però, che il campione redento racconti per filo e per segno tutta la storia del suo doping, rendendo note circostanze, nomi e cognomi. Sperando che non siano gli stessi che gli permettono quello che gli sportivi anglosassoni chiamano comeback.

 

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