Mamma li turchi

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di Paolo Rossi

Bene, pare che abbiamo il califfato alle porte di casa. Cosa fare nessuno lo sa veramente, cosa si dovrebbe fare molti lo hanno gridato. Un “armiamoci e partite” subitaneo che, però, sembra essere rientrato dopo che qualcuno ha fatto i conti con un minimo di raziocinio. In primo luogo, sul quanto ci costerebbe una missione di guerra, dopo gli alti lai sui costi di Mare Nostrum. Aggiungerei, il fatto che se mandiamo soldati in guerra, poi questi muoiono. Saremmo in grado di resistere al logorìo emotivo di queste perdite? Sarebbe veramente difficile organizzare accoglienza delle salme dei nostri “ragazzi”, funerali di stato, copertura mediatica con famiglie e amici dei caduti intervistati ad ogni ora del giorno, se i caduti invece che qualche decina in vari anni come accaduto fino ad ora, fossero centinaia nel giro di poche settimane o mesi.

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Sulla questione libica ha detto parole come al solito brutali Edvard Luttwak, sempre più simile al Dr. Stranamore: il casino lo hanno combinato gli inglesi e i francesi per buttar fuori l’Eni, pardon l’italia, dal business del petrolio libico. Sempre secondo Luttwak, l’Italia è l’unica che “conosce” bene la situazione sul terreno e dovrebbe essere lei a mettersi in testa alla coalizione che va a sistemar le cose. Il nostro governo ha preso subito la palla al balzo ed è corso a nascondersi dietro le gonne di mamma ONU. Alcuni si dicono pronti a togliere dal congelatore Prodi come mediatore. Staremo a vedere.

Purtroppo questa emergenza ci ha impedito di prendere maggiormente in esame un altro evento fondamentale della scorsa settimana e cioè il Festival di Sanremo. L’Evento televisivo dell’anno, sul quale mangiano tutti, sia per celebrarlo che per dirne male. Il risultato è stato, chissà se volutamente o casualmente, paraculo. Vittoria al prodotto esportabile dei ragazzi vecchi del Volo, sostenuti da Mamma Sony Music italia (ma va’?); secondo un comeback boy come Nek, che accontenta le radio; terza Malika Ayane che accontenta quelli che vogliono la musica “seria”, ma poi mi rompo i maroni a sentire il jazz. Ecumenismo, restaurazione, ritorno agli anni 50, insomma iperboli a profusione per una cosa che, se non interessa, basta non guardare e fare altro. Persino leggere un libro.

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