Alien vs Predator

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Quando il diritto è extraterrestre

di Gianluigi M. Riva

Ufo di qui, Ufo di là, Ufo di su, Ufo di giù.

Prendiamone atto: ci sono gli Ufo. Il che non vuol dire che ci siano gli alieni, ma solo che una parte degli avvistamenti di oggetti non identificati, siano inspiegabili.

Sta bene. Ma all’uomo piace sognare, fantasticare, inventare o, semplicemente, collegare i puntini e formulare ipotesi. In fondo è abbastanza ridicolo constatare che nell’immaginario collettivo, esseri più che intelligenti, dotati di tecnologie avanzatissime, che hanno – ipoteticamente – attraversato lo spazio, se ne vadano in giro nudi (anche d’inverno). Ma ci piace pensare che i “grigi” abbiano abbracciato la filosofia new age.

In fondo tutto può essere: il mondo (rectius: l’universo) è bello perché è vario.

Che esistano o meno gli alieni non è dato saperlo con certezza. La scienza ci dice che l’universo è grandino, diciamo così, e la matematica ci dice che è statisticamente plausibile che ci siano altre forme di vita intelligente. Altra cosa è che ci abbia raggiunto o meno.

Ma cosa può avere a che fare tutto ciò con il diritto?

Apparentemente nulla. Ma se scaviamo un po’ più a fondo ci sono un paio di implicazioni interessanti.

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La prima – e più immediata – condivide con gli eventi “classificati” lo stesso elemento etico-giuridico: quanto è forte il diritto di cronaca e quanto importante il diritto di sapere?

Viviamo in un mondo in cui la condivisione dell’informazione ha raggiunto livelli esasperati. Tutti vogliono sapere tutto. E così l’informazione viene sdoganata, spesso senza criterio, ancor più sovente senza un serio controllo delle fonti. Dall’altro capo del ricevitore, i fruitori (noi) spesso non hanno gli adeguati strumenti tecnici per leggere criticamente una fattispecie.

È quindi eticamente giusto che l’opinione pubblica sia messa a parte degli eventi, senza filtro? Insomma della “verità”: potente quanto distruttiva.

O è ragionevole considerare che il diritto di conoscere possa essere temperato da quella che viene definita “questioni di sicurezza nazionale”?

Sicuramente non è sbagliato ammettere che uno Stato debba preservare talune informazioni dalla divulgazione. Vuoi perché facenti parte di segreto industriale, militare, tecnologico e vuoi per l’impatto che potrebbero avere sugli equilibri sociali.

È dunque plausibile che lo Stato – un qualsiasi Stato – tenda a “proteggere” la generale quiete sociale in luogo della generale accessibilità alla verità dei fatti. Il problema è valutare i limiti. Limiti biunivoci: perché se da un lato la segretezza incontra il limite di un’adeguata giustificabilità – e quindi vada cogentemente sottratta alla discrezionalità – dall’altro il diritto di cronaca non può soverchiare altri e più importanti bei giuridici, posti a tutela del bene comune della collettività.

Allora pensiamo: cosa succederebbe se domani il Segretario delle Nazioni Unite – per esempio – annunciasse in mondo visione che gli alieni sono fra noi?

Come reagirebbe l’opinione pubblica? È difficile immaginarlo con certezza. Il tutto può dipendere da quante e quali informazioni aggiuntive al riguardo venissero fornite. E soprattutto dal modo in cui sarebbero fornite. Certo è che tutti i media si scatenerebbero, influenzando – e forse alimentando – le normali paure delle masse. Con tutte le conseguenze del caso.

Allora sarebbe forse plausibile valutare che sia meglio che i governi possano tenere nascoste informazioni – vere o false che siano – relative agli ometti verdi (che ormai sono grigi o bianchi …quindi tocca usare la protezione 50+ al mare!).

E forse sarebbe  comprensibile che gli Stati “abituino” poco per volta le masse alla “presenza” di tali ospiti (o occupanti?!), magari con film, fumetti e supereroi, media e documentari, notizie vere e notizie false divulgate di proposito e tanti, tanti altri espedienti comunicativi.

A corollario di questo presunto controllo dell’informazione, bisogna però pensare che ad oggi gli Stati non sono gli unici depositari del “potere” di indagare su tali fenomeni.

Esistono molte compagnie private e fondazioni o organizzazioni sovranazionali, o ancora comunità scientifiche, ormai in grado di accedere direttamente a ricerche scientifiche, informazioni secretate e financo allo spazio.

Come porsi allora nei confronti di costoro? Nel senso: che diritto hanno costoro di nascondere – ove lo facciano – all’opinione pubblica i risultati delle loro ricerche? Ma all’inverso che diritto ha l’opinione pubblica di conoscere risultati di ricerche private?

E come si può porre uno (o più) Stato nei confronti di costoro per controllare e gestire il flusso di informazioni?

Ma ancora più importante sul lato pratico, in che modo Stati, compagnie e comunità scientifiche possono tutelare i propri segreti dalle persone. Ossia, come possono impedire una fuga di notizie? La questione è abbastanza paradossale, perché l’unico strumento che essi possano utilizzare è il buon vecchio contratto.

Ma una clausola contrattuale che imponga il segreto – qualsiasi esso sia – non può che avere una mera natura obbligatoria e prevedere una penale pecuniaria per la sua violazione. Certo, i singoli Stati possono prevedere varie ipotesi di reato per la violazione del Segreto di Stato, ma la stessa cosa non possono fare gli organismi privati. E sembra quindi strano che in tutti il mondo, fra tutti coloro che possano avere accesso a notizie/documenti relativi agli alieni, nessuno abbia mai ceduto alla tentazione di rivelare qualcosa (con le relative prove inconfutabili). …magari dietro lauto compenso di qualche testata.

Eppure così è. E quindi si parla ancora di ipotesi. E su queste ipotesi si arriva alla seconda implicazione per il diritto.

Cosa succederebbe se gli alieni volessero interagire direttamente con noi?

A chi si rivolgerebbero? …o meglio, a chi si “dovrebbero” rivolgere?

Plausibilmente ci considererebbero a livello planetario come unica specie intelligente e quindi si rifarebbero a noi come unico interlocutore. Questo, nonostante il mondo sia diviso in tante realtà territoriali, spesso in contrasto fra loro.

E chi sarebbe legittimato a parlare per l’intera umanità? E su quali basi? Verrebbe da dire le Nazioni Unite, che però non rappresentano che una parte di tutti gli Stati mondiali (193 su circa 205: circa perché ci sono varie controversie sul riconoscimento internazionale di alcuni Stati). Su che basi potrebbero assumere decisioni vincolanti anche per chi da esse non rappresentati? E soprattutto vincolanti per i cittadini dei diversi Stati?

In effetti esiste già (da poco) un ambasciatore ONU per gli alieni. Questo attiene, in prima istanza, a un presunto rapporto diplomatico di primo incontro.

È ragionevole ritenere che vi siano anche dei protocolli formali, sanitari e di sicurezza da applicare al caso. La cosa difficile potrebbe essere però quella di capire quale tipo di diritto applicare (e come) a tale rapporto. Nel mondo esistono tre principali tipi di sistema di Diritto: il Common Law, il Civil Law e il Diritto religioso. Posto che difficilmente il terzo possa essere valutato come candidabile a disciplinare i rapporti alieno/uomo, bisognerebbe capire che criteri utilizzare per scegliere fra uno di agli due. Poi, bisognerebbe capire quale dei tanti diritti interni, facenti parte dell’uno o dell’altro macro-gruppo, utilizzare. Questione spinosa.

Ma il lato intrigante della questione è che questo potrebbe portare a sviluppare un nuovo tipo di diritto, che coniughi gli aspetti migliori dei due sistemi e li fonda insieme. In fondo esiste già fra i due sistemi una sorta di deriva integrativa reciproca

Di più, voltando la questione in maniera ottativamente positiva, un incontro con altri essere senzienti, potrebbe – magari – portarci a promuovere (finalmente) un unico corpo di diritto internazionale pubblico e privato, da usare come “lingua” comune del diritto per ogni tipo di rapporto giuridico che presenti caratteri di estraneità.

Un’utopia forse.

Ma anche il diritto ha bisogno di sognare e di essere un po’ creativo. Dopotutto anche gli Aliens avranno il loro diritto interno e di certo non sarà collimante coi nostri modelli. O potrebbero stupirci e possedere un sistema di legge religiosa!

Tutto può essere. Ma è anche interessante – anche solo come mero esercizio di stile – provare a riflettere su queste questioni.

Di certo ci vorrà ancora del tempo prima che un ipotetico incontro del quarto tipo (alieno – diplomatico) avvenga: talvolta è così difficile trovare vita intelligente in ufficio, figuriamoci nell’universo!

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