Chiedendo d(‘)istruzione nella scuola, si ottengono risposte inaspettate

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Bambini non crescete: è una trappola!

di Gianluigi M. Riva 

Spazio, ultima frontiera, la nave “Azienda” è in esplorazione verso l’ignoto. Diario del Capitano, Terra, anno interstellare LA 6015.00vl: Rapporto 1.618.

«La nave ha attraversato un’interferenza spazio temporale ed è stata proiettata indietro nel tempo, in quello che gli umani definivano l’anno 2015 D.C. I protocolli della Federazione non ci consentono di interferire con il corso degli eventi, per non cambiare il futuro.

Ci possiamo limitare ad assistere agli eventi passati passivamente, riportando ciò che constatiamo. L’equipaggio è sconvolto da ciò che vede: un pianeta devastato, una società al collasso, un mondo in guerra, saturo di tecnologia primitiva, quanto inutile e dannosa.

La nave gravita in modalità invisibile sopra quella che un tempo veniva chiamata Italia: un terra non estesa, divisa da fattori culturali, politici e ideologici.

La classe politica utilizza ancora vecchie metodologie comunicative per tenere a bada la popolazione. Questa, dal canto suo, è lontana dal possedere quella consapevolezza etica ed educazione civica che, purtuttavia, non le è preclusa. Essa infatti ha già accesso a primitive, ma comunque efficaci ed idonee, strumentazioni di condivisione della conoscenza.

Il sistema di governo è anch’esso inidoneo alla gestione delle dinamiche sociali. Vige una modalità governativa embrionalmente lontana dall’illuminato sistema che governa il nostro tempo futuro.

Nelle settimane della nostra presenza i cittadini sono in fermento per l’iniziativa riformatrice del vigente governo, che si ripropone di ristrutturare il sistema scolastico.

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Dai dati che rileviamo, il loro attuale sistema d’insegnamento risente notevolmente dell’ambiente socio-culturale che permea questo tipo di società. Essi sono privi di una mentalità solidale e collettiva, che tenda al bene della comunità nel suo complesso. Risultano invece improntati ad un atteggiamento personalistico ed utilitaristico, permeato dalla furbizia e volto alla ricerca di un mezzo di elusione delle regole.

Ognuno vuole ottenere qualche personale beneficio, pur a scapito degli altri. Pochi comprendono la necessità di un sacrificio collettivo e condiviso.

Tutto ciò si riflette nel sistema scolastico, base dell’educazione delle donne e degli uomini del futuro. Tale sistema, nonostante tutto, si fonda solidamente su solide basi culturali, ancorate a quella che chiamano “Riforma Gentile”. Tale sistema però, necessita di una profonda revisione organizzativa, strutturale e culturale, pur mantenendo lo scheletro di quella riforma.

Manca un’etica civica comune ad alunni, insegnanti e famiglie.

Gli alunni non hanno disciplina. La società non sa più offrire loro limiti rigidi e confini. La trasgressione ha perso senso, poiché tutto è concesso. Tale fattore crea lo sbando delle giovani generazioni, in cerca – senza forse accorgersene – di regole da seguire o trasgredire e limiti cui fare riferimento, pur nell’idea di superarli. Uno dei più grandi danni verso l’educazione di costoro è la spregiudicata giustificazione di ogni loro azione da parte dei genitori.

Essi, stanchi da lavori non soddisfacenti, non aderenti alle loro cognizioni o capacità, privi della necessaria tranquillità economica e sociale, non hanno più mezzi, voglia e tempo da dedicare all’educazione della prole. Non sanno più sacrificarsi.

Lasciano così che succedanei educativi come televisione – un arcaico sistema comunicativo frontale e non partecipativo – o come la rete Internet – come viene chiamata in questo periodo storico , occupino il tempo di queste giovani menti, confinandone doti, talenti e fantasie.

I supporti materiali della rete Internet – che in questo tempo ancora esistono e permeano la vita quotidiana della società – come “cellulari” e “tablet”, si frappongono alla libera interrelazione. I giovani hanno perso il contatto con la natura ed il mondo che li circonda. Le città sono sempre illuminate: essi non vedono più le stelle.

Il corpo docente è frustrato e umiliato. Da salari non adeguati all’importanza della professione svolta e al ruolo di un educatore nella società. Dalla mancanza di disciplina ed educazione degli alunni e dall’impossibilità di far valere efficacemente le poche regole di condotta ancora rimaste. Fra di essi, allo stesso tempo, vi sono molti che hanno adottato tale professione come ripiego occupazionale. E vi sono anche coloro che non hanno le doti, la preparazione e le capacità per essere un buon insegnate. E ciò si riflette inevitabilmente sulla preparazione – e futura cultura – degli alunni. Vi sono anche coloro dediti al proprio lavoro e capaci, ma senza supporto dalle strutture scolastiche.

Non v’è controllo incrociato fra alunni e insegnanti, per saggiare l’effettivo apprendimento degli uni e l’effettiva capacità di trasmissione degli altri. Non v’è nessun supporto psicologico, né per alunni, né per insegnanti, che consenta loro di avere un cappello protettivo entro il quale liberare le piccole pressioni quotidiane. Che però, accumulandosi, portano ad atteggiamenti di violenza e degradazione sociale da un lato e perdita di entusiasmo lavorativo dall’altro.

La scuola non è adeguatamente sovvenzionata e supportata da fondi strutturali. Lo Stato non investe nella ricerca, nella formazione ed educazione delle sue giovani menti. Quindi non investe su sé stesso.

Nelle scuole non viene insegnato il Diritto. Base della consapevolezza dei propri doveri sociali e civici e dei propri diritti, verso la collettività e verso lo Stato.

Non il Diritto Costituzionale, quale base fondamentale della conoscenza delle regole primarie della società, delle Istituzioni e dei principi fondamentali su cui si basano diritti e doveri.

Non il Diritto Penale, necessario strumento conoscitivo a fondamenta della prevenzione e della cognizione di ciò che è consentito e ciò che non lo è.

Non il Diritto Civile, insieme basilare dei rapporti intercorrenti fra i privati e nucleo fondamentali dei diritti che esplicano quotidianamente nelle relazioni economiche che costruiscono una società forte e matura.

Gli studenti di questo tempo non vengono preparati ad affrontare adeguatamente il mondo che li aspetta fuori dalla protezione delle mura scolastiche. Essi hanno una preparazione meramente teorica – e comunque superficiale – e mancano di una cognizione effettiva delle applicazioni pratiche di tali teorie.

Essi non si rendono conto che le professioni che faranno, non esistono ancora e dovranno essere inventato da chi fra di loro, sceglierà di creare nuovi tipi di impresa, grazie ad idee, cooperazione e supporto statale, che però in questo tempo manca quasi totalmente.

Non vengono preparati nelle materie economiche e non vengono forniti degli adeguati strumenti per valorizzare e tutelare le idee che avranno. Essi non conoscono i fondamentali della comunicazione, della gestione imprenditoriale, delle relazioni contrattuali e della negoziazione.

Costoro vengono privati di tutta questa fondamentale conoscenza primaria, alla base delle relazioni professionali future. Essi sono destinati a imparare a proprie spese tutto ciò, senza aiuto e senza paracadute. Nulla di tutto questo viene insegnato nelle scuole.

La tutela della proprietà intellettuale, dei marchi, dei brevetti, delle invenzioni, non è fra le materie primarie che viene insegnata ai giovani. I giovani vengono buttati nel mondo senza sapere come tutelare e far fruttare le idee che hanno. Essi non sanno di avere accesso libero alla più grande banca dati della conoscenza materiale che esiste: la banca dati dei brevetti. Una banca dati di libero accesso e l’unica senza frontiere e che connette tutto il mondo. Un luogo virtuale dove chi ha un’idea può verificare se qualcuno ne ha avuta una simile prima. Dove imparare, conoscere, farsi ispirare.

Nulla di tutto ciò.

Essi sono allo sbando.

E tutti costoro, stremati, confusi, impauriti e incattiviti, manifestano nelle strade. A volte portano con loro i bambini, mettendoli in prima fila. Evidente segno dell’inappropriatezza culturale dei genitori. A volte vandalizzano, a volte attaccano le Forze dell’Ordine. Padri e figli si scontrano, in piazza e a casa. Divide et imperat.

Ma quello che vediamo qui, è un mondo strano e caotico, dal quale sappiamo emergerà, nel tempo, con difficoltà e sacrificio, una nuova visione delle cose.

Alcuni fra gli umani di questo tempo iniziano a capire. La loro voce si confonde ancora nella folla, ma presto diventerà un messaggio, un ‘idea, dalla quale l’evoluzione partirà.

La nostra nave si appresta a fare ritorno dal tempo futuro dal quale proveniamo. Abbiamo acquisito tutti i dati possibili che saranno utili ai nostri storici per rivisitare queste ere tumultuose del genere umano.

Ce ne andiamo con la consapevolezza di aver visto un mondo strano e sperduto, ancora alla ricerca del sentiero giusto da seguire, ma nel quale vi è già l’embrione di ciò che sarà il rinnovo armonico del genere umano.

Uno fra i tanti paradossi che abbiamo constatato in questa strana missione è che, tutti vogliono cambiare il mondo… ma nessuno aiuta la mamma a sparecchiare!!!

Capitano Giacomo T. Chiesa»

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