God save the President – Un abito regale ricucito su una figura repubblicana

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di Gianluigi Maria Riva

Cosa nota: l’Italia ha il suo nuovo Presidente della Repubblica. Cosa meno nota: storia, funzioni e scopo della più alta carica dello Stato.

Se la storia delle religioni insegna che quelle nuove attingono da una commistione di quelle vecchie, non stupiamoci che accada lo stesso con la successione di forme di governo.

I padri costituenti non ebbero molta fantasia. Le loro energie furono spese nel litigare sull’art. 1 della Costituzione. In effetti la pietra angolare a fondamento della Repubblica oscillò tra l’”antifascismo”, il “proletariato”, sino all’attuale “lavoro”, concetto che oggi appare un poco sarcastico.

Molta creatività fu poi investita nel creare un modello di governo bicamerale, che ovviasse alla problematica – allora molto attuale – di un establishment culturale riconducibile al precedente regime.

Così, nel disegnare la figura del Presidente, non si sprecarono in innovazioni ed adattarono sartorialmente la figura del vecchio Re a quella del nuovo.

Tralasciando i dettagli, Il Presidente  come il Re – è la più alta carica dello Stato, è il Capo delle Forze Armate, firma e promulga le leggi, è irresponsabile per gli atti compiuti nel suo mandato, risiede al Quirinale, è scortato dai Corazzieri e tanto, tanto altro.

Con una tecnica molto in voga in Italia  allora, come oggi , si è semplicemente cambiato nome alla figura.

Veniamo all’attualità. Il corpo politico si è sbracciato nel sostenere che il Capo dello Stato debba essere un arbitro, super partes, non un politico, uomo del popolo e, magari, eletto direttamente.

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Nulla di tutto ciò appare nella Costituzione.

La tanto sbandierata autonomia della figura, attiene non già alle forze politiche, quanto ai poteri politici dello Stato, che devono – dovrebbero  essere tra loro autonomi.

La Costituente si è limitata a prevedere la votazione a scrutinio segreto e la maggioranza dei 2/3 del Parlamento in seduta comune – più  delegati e Senatori a vita  alle prime tre votazioni. Solo dalla quarta in poi è ammessa la maggioranza semplice (dei presenti).

Che cosa vuol dire? Che il Presidente dovrebbe essere rintracciato in una figura il più possibile condivisa, in quanto rappresentante di tutte le Istituzioni. Ecco il motivo delle prime tre votazioni e dello scrutinio segreto, che cerca di limitare i giochi di partito rimettendo alla coscienza del singolo (ricordiamo il divieto di mandato imperativo – che vale anche nei confronti dei partiti – di cui all’art. 67 Cost.) la valutazione in ordine al nome adeguato.

Il piccolo scandalo democratico – di cui nessuno si è accorto – sta nella palese forzatura del sistema. L’annunciata trivotazione a scheda bianca, vìola esattamente i princìpi che i Costituenti hanno posto a garanzia di queste elezioni.

Sulla carta nulla è stato violato, ma nei fatti, si è eluso il fine dell’art.83 Cost. .

È paradigmatico come in altri luoghi dell’Ordinamento (art. 1344 C.C.) la legge stabilisca che: «Si reputa altresì illecita la causa quando il contratto costituisce il mezzo per eludere l’applicazione di una norma imperativa».

Tutto ciò fa il paio col fatto che il Presidente è stato scelto da un Parlamento eletto in forza di una norma incostituzionale e fa “tris” con un Governo il cui Presidente del Consiglio non è stato eletto al Parlamento.

Il Poker è che le tre più alte cariche dello Stato ed il Presidente del Consiglio, appartengono tutti alla medesima forza politica.

Ma non stupiamoci. Se noi abbiamo avuto le cinque giornate di Milano – che sono cinque e di Milano  e i francesi hanno avuto la Rivoluzione francese – che è una rivoluzione e francese , ci sarà un motivo…

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