Guardare l’Universo nello specchio del Diritto – I parte

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Come diceva Etarcos:«Non so di sapere»

di Gianluigi M. Riva 

Umberto Eco sostiene che chiunque sia un filosofo, se solo si mette a pensare. Se partiamo da tale spunto, l’ignoranza è la base essenziale della ricerca, della speculazione, del pensiero. Ignoranza come fondamenta della conoscenza.

Da questo punto di vista, essere Dio sarebbe alquanto noioso. Sapere tutto, essere dovunque, conoscere essere e divenire, passato e futuro. E forse un po’ frustrante: non poter intervenire – per quella vecchia storia del libero arbitrio – può diventare un grosso limite.

Ma cosa c’entra il concetto di Dio con il Diritto?

…c’entra in una misura molto significativa. Il Diritto può è essere un punto di vista dal quale vedere, rappresentare, comprendere altre realtà o materie, apparentemente lontane. Una piccola premessa ci vuole.

Il Diritto può essere visto, in senso assoluto, come un’insieme di regole che si accordano vicendevolmente e che funzionano indipendentemente dagli agenti. In questo senso il Diritto è ovunque: laddove via sia una “regola”, c’è del Diritto. Se invece pensiamo al Diritto come a un sistema “positivo” – ossia non descrittivo, ma prodotto da qualcuno –, il campo si potrebbe restringere. “Potrebbe”, perché anche la norma positiva, prodromica di precetti, sanzioni, comandi, concessioni, è in realtà adattabile a molte scienze ritenute descrittive, come ad esempio la Fisica.

Dopo tutto il relativo è parte dell’assoluto.

Nulla di apodittico ovviamente: questo articolo rappresenta una mera speculazione personale.

Torniamo a Dio allora, ad esempio a quello cristiano. Nessuno si offenda per queste disamine. Dopotutto se questo Dio ha dato all’uomo il potere di creare pensieri, concetti, dubbi, doveva pure aspettarsi che venissero applicati anche alla sua figura!

Dio e Diritto dunque. Come può il Diritto descrivere un concetto così alto e onnicomprensivo?

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Può in tanti modi. Il primo è “scherzoso”, ma consente di tracciare alcuni confini “organizzativi”. Pensiamo al Diritto societario applicato all’idea teologica cristiana. Possiamo vedere una società, – diciamo una S.p.A con sistema tradizionale – retta da un Consiglio di Amministrazione, eletto, di tre figure (Padre, Figlio e Spirito Santo), ognuna con potere di rappresentanza disgiuntiva, ma che devono operare collegialmente per le operazioni di straordinaria amministrazione. Amministratore delegato sarebbe dunque il Papa. Il Collegio sindacale, preposto al controllo delle attività, sarà probabilmente composto dalla Sacra famiglia, con Presidente la Madonna. Come Assemblea degli azionisti abbiamo la Chiesa. Come assemblea degli obbligazionisti abbiamo i fedeli. Sul piano pratico aziendale avremmo i Direttori generali (gli arcangeli), un Presidente onorario (San Pietro), i dirigenti di settore e i funzionari (cherubini e angeli), i rappresentanti/venditori (i santi), gli operai (le anime del Paradiso), i cassa integrati (le anime  del Purgatorio), i licenziati (le anime dell’Inferno).

Proviamo a cambiare religione e tipo di Diritto. Ebraismo e Islamismo si basano su un patto che il rispettivo Dio ha fatto con i rispettivi popoli. Tale patto è riprodotto in un Testo Sacro. Un Contratto! Un contratto di servizi e di concessione in uso e licenza, aperto a nuovi aderenti, con parti, oggetto, prezzo, prestazioni e controprestazioni, penali, clausole di recesso e risoluzione, clausole compromissorie.

Ma sleghiamo Dio dalle religioni. Se vogliamo pensare a Dio come a quell’entità non personificata, che è presente in ogni cosa e che regola ogni aspetto dell’universo, abbiamo bisogno del Diritto costituzionale. Un Diritto primo, originario, fatto di principi fondamentali che tutto governano. Un Diritto – Dio – dove la concordanza dei principi e delle regole si armonizza nel funzionamento del Sistema Giuridico – l’Universo -.

Persino gli atei possono trarre vantaggio da questo modo di pensare “in” Diritto. Se pensiamo che Dio non esiste e tutto sia regolato dal Caos, vediamo che anche laddove un Diritto codificato non esiste – in natura – o è sospeso – paesi funestati da guerre civili –, la creazione di regole è un evento naturale. Il caos tende all’ordine e viceversa. Così esiste un Diritto naturale, che emerge da ogni caos, e regola in maniera spontanea tutti gli elementi con i quali interagisce. Sia essa la catena alimentare o la legge del più forte, siano le forze della natura o le norme sociali non scritte, dal caos emerge ovunque una regola armonica. Forse non equilibrata, ma armonica.

Alziamo l’asticella e cerchiamo di coniugare teologia ed ateismo ed a fonderli, grazie al Diritto. Se Dio, quale entità senza personificazione, esistesse e non esistesse allo stesso momento? Pensiamo ad uno Stato. Lo Stato esiste, in quanto prodotto di un determinato popolo, su un determinato territorio, con determinate regole. Lo Stato è dunque la somma esponenziale di queste entità e si esprime grazie a loro, attraverso loro e su di loro. È impalpabile. E in realtà non esiste. È solo una proiezione. Ma questa proiezione crea, distrugge, agisce, modifica, coinvolge, influenza. E a seconda del tipo di proiezione, lo fa bene o male, con equilibrio e/o con armonia.

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